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a letteratura ultimamente parla di due cose: Dio e l’io. Che spesso possono essere la stessa cosa. Di sicuro lo sono per Pirjeri Ryynänen, il protagonista dell’ultimo libro di Arto Paasilinna pubblicato da Iperborea. S’intitola Un gruista in paradiso, è del 1989 ma è stato tradotto in italiano da Nicola Rainò soltanto ora.

Pirjeri per alcuni mesi sarà trasformato da un operaio comune a sostituto di Dio nel paradiso cristiano. Si trova all’improvviso costretto ad avere coscienza della specie umana cui appartiene: proprio quello che Ludwig Feuerbach individua come presupposto per l’affermazione della religione cristiana. Feuerbach apre L’essenza del Cristianesimo (1841) stabilendo che la differenziazione dell’uomo dagli altri animali sia il primo requisito per la nascita della religione. Che cosa distingue l’uomo dagli altri animali? La coscienza di sé non come individuo ma come membro della specie. L’uomo si rende conto di essere parte di un gruppo più esteso, cioè ha modo di avere contezza della propria essenza. Procedendo nel suo trattato, il filosofo spiegherà che, se per avere coscienza di qualcosa l’uomo ha bisogno di oggetti cui riferirsi, il divino è un oggetto insito nell’uomo stesso. Dio è ciò che l’uomo ha di più vicino e intimo; quindi “la coscienza che l’uomo ha di Dio è la conoscenza che l’uomo ha di sé” e, viceversa, conoscendo sé stesso, egli raggiunge Dio.