Non è un romanzo storico. Ed è il libro più letterario di Giovanni Grasso. In “Finché durerà la terra”, l'autore fa correre la fantasia, divertendosi in un "giallo" che spazia tra fede, superstizione, trame politiche ed economiche, mondo bucolico - l'ambientazione è nell'Umbria più boschiva e che Grasso sa rendere inquietante - e Santa Sede.
Il Vaticano? Sì, c'è pure quello. Perché dalle stanze cardinalizie parte tutto, cioè l'incarico a un mancato prete, che si chiama Noè e si arrangia dalle parti di Monte Sacro facendo il dogsitter e dando ripetizioni private a liceali inconcludenti, di portare a termine una missione ad alto rischio. Si deve infiltrare in una setta di veggenti, di base in una immaginaria località vicino Todi che si chiama Tressanti, e liberare da quegli indemoniati che fanno apparire la Madonna ai creduloni una ragazza di famiglia altolocata (di politici? di finanzieri? di gente legata agli alti dignitari della Chiesa?) che è rimasta intrappolata da questo gruppaccio di mistici ossessionati dall'Apocalisse e legati a una lobby di criminali.
Chissà se riuscirà Noè, non quello dell'arca e neppure quello della canzone di Sergio Endrigo, ma questo ex seminarista che vive umilmente con la sorella e la nipote molto malata e viene incaricato di svolgere - perché proprio lui? Perché non ha niente da perdere - il delicatissimo compito da uomo d'azione. Lui che non lo è affatto e mai avrebbe immaginato di finire, tramite un vecchio amico prete, don Bruno, nello spionaggio apostolico per conto dell'eminentissimo cardinale Randazzo. E dunque, si passa da un colpo di scena all'altro, indagini e depistaggi, minacce e violenze, in un clima crescente di ansia anche comica. In un noir che gioca con se stesso. Si vede, nella scioltezza con cui conduce il suo racconto, che Grasso - consigliere per la comunicazione alla Presidenza della Repubblica - è un buon lettore di Graham Greene.








