Lo sappiamo, tra piante e animali c’è un divario incolmabile, segnato soprattutto dalla capacità di movimento e dalla presenza di un sistema nervoso, entrambe caratteristiche di cui gli animali sono dotati e le piante sono prive.

In base a questa macro-distinzione, le piante sono state tradizionalmente considerate passive, obbligate ad adattarsi all’ambiente esterno senza grandi capacità di azione.

Eppure, la ricerca in ambito botanico ci sta costringendo a cambiare idea: le piante, pur mantenendo le loro peculiarità e le loro incolmabili differenze rispetto alla vita animale, sono tutt’altro che passive, tutt’altro che ‘sottomesse’ al proprio ambiente. Al contrario: quell’ambiente lo modificano, e sono ben più attive di quanto potremmo indovinare osservando la Monstera deliciosa che abbiamo in salotto.

Le capacità delle piante sono molte: sanno difendersi dai predatori e mandare segnali d’allarme alle altre piante in caso di pericolo; sanno muoversi (seppure in modo diverso dagli animali) ed esplorare l’ambiente che le circonda. Tutto questo avviene attraverso meccanismi molto diversi da quelli evolutisi nel mondo animale, ma non per questo meno complessi: segnalazioni chimiche, impulsi elettrici, scambio di ormoni. E non è necessario ‘animalizzare’ le piante – ad esempio ipotizzando che abbiano un’intelligenza, una coscienza o una percezione sensoriale come quelle diffuse nel ‘nostro’ regno – per lasciarsi meravigliare dalle loro capacità.