Neanche il governo Meloni vuole intervenire per tutelare giornalisti e attivisti dalle liti temerarie. Costretto a recepire la legge Ue che introduce un sistema di protezioni – dall’archiviazione rapida delle cause infondate al risarcimento dei danni – , ha scelto di limitarle a quando una delle parti non è residente in Italia. Ovvero ignorando il 90% dei casi. “Così moltissime persone più vulnerabili rimangono esposte alle pressioni”, ha denunciato in audizione in commissione Giustizia alla Camera il nodo italiano della Coalizione europea contro le SLAPP. Ieri, in una seduta quasi deserta (dei 32 deputati presenti solo tre del M5s), sono stati sentiti insieme a Fnsi, Ordine dei giornalisti e le associazioni A Sud, Invece del Ponte. “Si tratta”, hanno dichiarato, “di una trasposizione simbolica, tardiva e inefficace della direttiva, che presenta profili potenzialmente incompatibili con il diritto dell’Unione europea”. Per la prima volta la società civile è stata chiamata a dire la sua su uno schema di decreto che arriva quando la data di scadenza di Bruxelles è superata di oltre due mesi e dopo che è già stata inviata una lettera di richiamo. “Con rammarico notiamo la mancanza di ambizione dell’esecutivo”, ha dichiarato Kelner di Osservatorio Balcani Caucaso e portavoce di CASE Italia che, nella memoria, ha citato tra gli esempi la causa Usa di Cipriani contro il Fatto.
SLAPP, il decreto del governo bocciato dalla società civile
Giornalisti e attivisti restano esposti alle liti temerarie: la società civile bolla il decreto come "un'occasione persa".







