Nel silenzio generale, il Parlamento sceglie di proteggere se stesso: dà parere positivo al decreto contro le liti temerarie e lo fa senza garantire tutte le tutele richieste da Bruxelles per attivisti e giornalisti. A favore tutta la maggioranza di centrodestra, contrari M5s e Pd. Il testo, che recepisce la direttiva Ue sulle cosiddette Slapp – azioni strategiche contro la partecipazione pubblica -, è arrivato con più di due mesi di ritardo dalla scadenza e dopo la lettera di richiamo della commissione. Discusso in piena estate, dopo un’audizione della società civile con presenti solo tre deputati su 32, corre così verso la sua approvazione senza che siano state applicate al massimo le sue protezioni: la legge Ue infatti, viene recepita in maniera restrittiva e limitata ai casi in cui i due soggetti sono domiciliati in due Paesi diversi. Ovvero meno del 10%.

L’obiettivo della norma era quello di far sì che gli Stati approfittassero della direttiva per estendere anche ai casi nazionali tutele considerate fondamentali: dall’archiviazione rapida dei casi manifestamente infondati al risarcimento dei danni di chi ha subito l’azione temeraria. Lo hanno fatto ad esempio Stati come Belgio, Polonia, Francia e Paesi Bassi, mentre il governo Meloni non ci ha mai pensato. E neppure il Parlamento. “Sul punto che esclude nove casi italiani su dieci, invece, nessuna delle due Camere ha trovato una riga da dire”, ha denunciato Andi Shehu, policy officer dalla ong The Good Lobby e membro della coalizione contro le liti temerarie Case Italia.