di
Federico Rampini
Le sfide del Vecchio continente. Serve indipendenza militare, energetica e tecnologica
Ottant’anni di pace, un privilegio esclusivo, limitato a quel fazzoletto di terra che si chiama Europa occidentale, l’hanno sprofondata nel negazionismo geopolitico. Non capisce che quella pace non era dovuta al pacifismo né alla diplomazia, bensì alla Nato, alla presenza di truppe americane, alle atomiche Usa. Ora l’Europa si sente orfana dell’America e dà la colpa a Donald Trump, che di sicuro innocente non è. Ma dalla crisi di Suez nel 1956 a quella dello Yom Kippur nel 1973 all’invasione dell’Iraq nel 2003, molteplici conflitti mediorientali assortiti da shock energetici fecero già dichiarare defunta l’Alleanza atlantica.
Tre dipendenzePer decenni l’Europa ha potuto permettersi tre dipendenze. Affidava la propria difesa agli Stati Uniti, comprava energia a buon mercato dalla Russia, vendeva alla Cina una quota dei suoi prodotti. Quel triangolo è crollato. La Russia è tornata aggressiva, la Cina autarchica esporta troppo e compra poco, l’America di Trump non vuole più pagare da sola la sicurezza del Vecchio continente. La missione europea si riassume in una parola: autonomia. Non significa separarsi dall’America, o sostituire l’Alleanza atlantica con un’equidistanza fra Washington, Mosca e Pechino. Sarebbe una fantasia pericolosa. Significa diventare capaci di reggersi sulle proprie gambe. L’autonomia ha almeno due dimensioni: militare, perché l’Europa deve imparare a difendersi; economica e tecnologica, perché nella competizione fra Stati Uniti e Cina rischia di diventare un mercato di sbocco, un museo e un velleitario «ente regolatore».






