Nel 1455, a Magonza, Johannes Gutenberg mise in vendita circa 180 copie di una Bibbia di quasi 1.300 pagine, stampata con caratteri mobili in metallo. Gli era servito poco più di un anno. Nel tempo che un amanuense impiegava in uno scriptorium per copiarne una. Centottanta a uno, senza preavviso. Sappiamo com'è andata. La scrittura non è finita. Gli scrittori non sono finiti. Sono finiti gli scribi. Una fine più complessa di com'è di solito raccontata. Gutenberg provò a stampare in rosso i titoli dei libri biblici, si accorse che la stampa rallentava troppo e smise, lasciando spazi bianchi ai margini. Quegli spazi li riempirono a mano gli amanuensi con rubriche, capilettera, miniature. Lo scriba non fu cancellato, ma fu retrocesso alla rifinitura, l'ultimo dieci per cento di un oggetto che non produceva più. Nel 1492 Johannes Trithemius, abate di Sponheim, scrive il "De laude scriptorum”, elogio degli amanuensi - la pergamena dura, la carta no. Nel 1494 lo fa stampare e, intanto, riempie la biblioteca dell'abbazia di stampe. Trithemius è anche considerato un padre della crittografia, in particolare della steganografia: ironicamente, il primo a difendere un mestiere condannato era un matematico. Il 23 luglio 2026, a Philadelphia, Jacob Tsimerman, 38 anni, ha ricevuto la medaglia Fields. Alla conferenza stampa ha annunciato che passa alla sicurezza dell'IA ed entra in OpenAI. Sulle "Notices” dell’American Mathematical Society aveva già detto che l'IA renderà l'essere matematico non più una professione. Tsimerman ha detto di aver smesso di seguire nuovi dottorandi matematici per non preparare nessuno a una carriera che potrebbe scomparire. Due anni perché la macchina dimostri meglio di noi, cinque perché sia migliore in tutto, così ha detto. Tre giorni prima, Levent Alpöge aveva pubblicato un controesempio alla congettura Jacobiana, aperta dal 1939, trovato con Fable 5 di Anthropic. Duecentosedici caratteri, verificati in poche ore. Il problema, glielo aveva suggerito un collega, Akhil Mathew. E qui comincia la parte interessante. Terence Tao, medaglia Fields 2006, ha trascorso i giorni successivi cercando pubblicamente una realizzazione alternativa di quelle tre righe. La macchina aveva prodotto l'oggetto; il perché l'ha aggiunto un uomo a mano. È lo spazio bianco a margine della Bibbia di Magonza, con i ruoli invertiti. Tao è l'entusiasta, usa i modelli ogni giorno e, a marzo, li ha dichiarati pronti, perché ormai fanno risparmiare più tempo di quanto ne facciano perdere. Ma pone due condizioni per il loro utilizzo: condividere i risultati in seminari pubblici e saper rispondere alle relative domande. La responsabilità resta all'uomo. E l'IA spezzerà il lavoro matematico in ruoli specializzati, purché la validazione regga il passo e restino gli umani a decidere quali problemi contino. Rileggiamo il 1455. Gutenberg non ha eliminato il mestiere del libro, ma lo ha disaggregato. Il monaco che preparava la pergamena, copiava, rubricava, miniava e rilegava si spezza in fonditore, compositore, torcoliere, correttore, legatore. Nasce così l'editore, la cui unica competenza è scegliere cosa stampare. L'ansatz — un'assunzione ragionevole a partire dai dati a disposizione — è che l'editore sia il ruolo che resta. La macchina, infatti, sa e saprà sempre più formulare domande e congetture. La risorsa scarsa è il giudizio su quali domande contano. La motivazione della Fields a Tsimerman, del resto, non premia una risposta, ma premia l'aver capito dove puntare uno strumento nato nella logica — l'o-minimalità — in un contesto in cui nessuno lo aveva usato. L'ansatz però non consola. Se il novanta per cento del lavoro è rispondere e il dieci per cento è scegliere, e quel dieci per cento lo fanno cinquecento persone al mondo, la professione è finita comunque. La scrittura è sopravvissuta, gli scrittori sono sopravvissuti, il libro paga dello scriptorium no. Allora la domanda smette di essere filosofica e diventa proprietaria. Quando, a maggio, OpenAI ha confutato la congettura delle distanze unitarie, si è saputo con quale criterio i problemi erano scelti: quelli con la maggiore probabilità di riuscita, semplici da spiegare e con dimostrazioni brevi. Domande formulate da umani, secondo i criteri di un comunicato stampa. La Dichiarazione di Leida, avallata a giugno dall'Unione Matematica Internazionale, mette per iscritto il rischio che i problemi vengano selezionati per la loro trattabilità e comunicabilità, e non per la loro rilevanza. Diceva, infatti, il grande René Thom, padre della teoria delle catastrofi, che il vero nemico della matematica non è il falso, ma l'irrilevante. Nel 1455 il torchio non decise nulla. Decisero Fust, che fece causa a Gutenberg e si prese le macchine e metà delle Bibbie, poi gli editori, i principi e Lutero. Gutenberg morì senza aver guadagnato nulla dal suo capolavoro. I titoli li sceglie chi possiede la tecnologia. Non chiediamoci se la matematica sopravvivrà. Chiediamoci chi possiederà il torchio.