Nei suoi romanzi ha saputo mostra, come pochi altri, l’essenza più intima della riminesità. Marco Missiroli ’vive’ Rimini in maniera romantica e quasi viscerale. Sa scrutarla con occhi profondi. Perché Rimini, per lo scrittore, è e resterà sempre "il luogo del cuore", anche se da tanti anni la sua vita è a Milano.
Esiste un’identità riminese? "Assolutamente... Un’identità riminese c’è, ci sarà per sempre e ce la invidiano tutti. Ed è una forma di leggerezza, malinconica, che ci portiamo dietro anche se siamo espatriati e lasciamo Rimini. Ce la portiamo dietro sempre e la mostriamo agli altri. E in qualche modo la gente riesce ad assorbire la nostra terra. E noi continuiamo ad assorbirla anche se siamo lontani".
Rimini, come ben racconta la mostra del Carlino, ha saputo trasformarsi tante volte negli ultimi 140 anni. Ha ‘inventato’ il turismo di massa, si è rialzata dalle bombe, ha affrontato tante crisi. È una storia di resilienza? "Quando una città viene rasa al suolo come Rimini, che è stata una piccola Dresda, avrà sempre nel suo Dna la capacità di sapersi rialzare. Credo che la malinconia che abbiamo dentro la nostra leggerezza venga anche dalla devastazione della guerra. È importante che non ci siamo mai dimenticati di quello che abbiamo subito. Siamo rimasti persone con una forma di bella tristezza dentro quell’allegria che tutti ci attribuiscono. Ma la nostra non è solo allegria e questo completa l’anima riminese".







