Sono nato tra Rimini e Riccione: due luoghi vicini, ma diversi. Il primo è per me il giorno, il mare e gli antichi palazzi del centro storico, il secondo la notte, il clubbing, e le insegne delle discoteche. Amo entrambi, ma a Rimini ho vissuto a lungo, prima di trasferirmi a Milano per fondare il mio brand, MSGM, e proprio qui mi piace fare ritorno sia d’estate sia d’inverno. Un luogo speciale e unico che conosco profondamente, dove ogni angolo ha un significato, una memoria, un odore preciso. Rimini è il mio punto di partenza, la mia radice, il mio paesaggio mentale. Nonostante mi sia trasferito da più di dieci anni, mi considero ancora un abitante di qui, ne conosco e apprezzo le contraddizioni, le ombre e la bellezza nascosta.

Questa città è tante cose: il lungomare con i suoi ombrelloni e il centro storico con le sue piazze e le sue vie, l’odore della salsedine la mattina presto e le biciclette che sfrecciano tra i turisti. È la luce riflessa dalla pietra d’Istria del Ponte di Tiberio, quella che attraversa la merlatura dell’Arco di Augusto, quella lattiginosa delle vasche in marmo della Fontana della Pigna e quella che si insinua tra il Palazzo dell’Arengo, il Palazzo Garampi e il Palazzo del Podestà. Per me, Rimini è un mix tra un romanzo di Pier Vittorio Tondelli, l’estetica di Bret Easton Ellis e la poesia onirica di Federico Fellini. Non a caso, il mio libro preferito è Il libro dei sogni del regista, che mi è stato donato anni fa da Andrea Gnassi, quando era sindaco: un’opera visionaria che racconta l’inconscio attraverso disegni, appunti e immagini che sembrano usciti proprio dalle notti riminesi.