I robot, qui, sono di casa già da qualche anno. Una dozzina e gestiscono più di 4mila bovini di razza Frisona Italiana. Nel senso che sono loro a regolare e organizzare i sistemi di mungitura di ultima generazione, capaci di produrre 26 milioni di latte vaccino all’anno, un numero impressionante. Qui, ovvero a Piana di Monte Verna, nel Casertano, dove Cirio Agricola, la società di cui è presidente Andrea Benetton dell’omonima famiglia di imprenditori trevigiani, macina da anni investimenti e progetti innovativi. Gli uni e gli altri, quasi inutile dirlo, capaci di rafforzare l’eccellenza dell’agroalimentare nazionale, fiore all’occhiello del Paese con il Sud protagonista (e anche stavolta con dati di fatto, non slogan). È qui che con un investimento di 100 milioni si realizzerà una filiera lattiero-casearia completamente controllata, destinata al mercato premium: l’obiettivo è di trasformare il latte in un prodotto ad alto valore aggiunto, lanciando una nuova linea di formaggi e gelati destinati all’alta ristorazione e, in prospettiva, di creare una rete di boutique del Made in Italy alimentare in Italia e all’estero.
LA STORIA “Fagianeria” è la sintesi di tutto ciò e non è un nome scelto a caso: fu re Carlo di Borbone a convincere Luigi Vanvitelli a realizzare la Casina Borbonica di caccia di Piana di Monte Verna prendendo a modello la Fagianeria di Capodimonte che lo stesso architetto aveva fatto visitare al sovrano «perché potesse vedere i metodi per l’allevamento dei fagiani e prendere l’ispirazione per le fabbriche che dovevano essere costruite nella Piana di Caiazzo». La storia di Cirio Agricola è nata così, e la robusta spinta degli ultimi 20 anni sul piano dell’innovazione e della sostenibilità ne è in fondo la naturale evoluzione sia pure con dimensioni e metodologie profondamente diversi. LA PRODUZIONE L’intera produzione di Fagianeria utilizzerà esclusivamente il latte proveniente da questo allevamento, ha spiegato Benetton: «Useremo solo il nostro latte, prodotto dalle oltre 4mila mucche allevate nello stabilimento Cirio Agricola secondo i criteri del benessere animale. Il latte viene poi lavorato nei due stabilimenti interni all’azienda, che stiamo già ampliando, perché vogliamo avere il controllo dell’intera filiera produttiva». Al marchio “Fagianeria” si affiancherà “Filiera Bianca”, altro marchio già registrato, finalizzato a identificare un modello produttivo basato su qualità, tracciabilità e, appunto, sostenibilità. I formaggi prodotti con il latte di Cirio Agricola diventeranno una portata ed è probabilmente questa la vera originalità del progetto nato a Caserta. Si punta a 7 etichette differenti, ognuna corrispondente ad un livello di stagionatura, da inserire nei menu dell’alta ristorazione e non nella catena della grande distribuzione (Benetton ha già stabilito i necessari contatti con il mondo HoReCa). E poi i gelati, ovviamente artigianali, altra scommessa dell’azienda che non esclude di mirare anche alla creazione di una rete propria di gelaterie. Al momento, in base al piano industriale, il 90% del latte prodotto sarà destinato ai formaggi e il restante 10% per i gelati. La strategia è di valorizzare gradualmente tutta la produzione per creare nuovo valore rispetto alla tradizionale vendita del latte all’industria di trasformazione. L’IDEA Al progetto Benetton lavora da anni. Carattere schivo, pochissime interviste, l’imprenditore ha trasformato il sito di Piana di Monte in una realtà moderna anche sul piano dell’autonomia energetica, scelta tanto delicata quanto alla fine vincente. È in questa direzione che sono stati investiti molti dei 60 milioni spesi in questi anni, come raccontò al Mattino qualche tempo fa, utilizzando soprattutto l’opportunità di Industria 4.0. Non a caso Cirio Agricola dispone di un parco fotovoltaico su copertura ricavato dalla riqualificazione delle stalle dopo una bonifica di oltre 200mila mq di eternit, per una potenza pari a 8,7 MWp, e di due impianti a biogas con una potenza complessiva di circa 1,0 MWp: «Queste fonti oggi producono circa 18 milioni di kWh all'anno di energia elettrica green che ci permettono di essere autosufficienti sul piano energetico e di coprire i consumi di circa 5mila famiglie del territorio», spiegò Benetton. Che ha sposato in pieno anche le esigenze di economia circolare diventate sempre più stringenti: da tempo, a Piana di Monte Verna si valorizzano anche i sottoprodotti derivanti dall'attività zootecnica. Un percorso di identità a tutto tondo, niente male per uno che, come ha dichiarato, da unico perito tessile della famiglia si è trovato in fondo a suo agio sul fronte dell’efficientamento produttivo e organizzativo. Applicarlo a zootecnia e agricoltura è stato per lui, insomma, tutt’altro che un salto nel buio.






