Quasi una donna su due teme che la maternità possa penalizzare il lavoro e la carriera

C'è un dato che impressiona particolarmente fra i tanti presentati oggi dal dossier sulla natalità nel 2026 commissionato dall'Inps. Ed è il dato sul divario fra quanti bambini sarebbero nati se le cosiddette "intenzioni di fecondità" dichiarate dalle donne italiane si fossero realizzate e i bimbi che sono effettivamente venuti alla luce. 760mila contro 355mila. Più del doppio.

Significa, come ha sottolineato anche il presidente della Fondazione per la Natalità, Gigi De Palo, che le donne, perché sono soprattutto loro a decidere (giustamente, aggiungiamo), i figli li farebbero pure e volentieri, ma più della metà di loro, il 49,9%, teme (spesso a ragione, purtroppo) che avere un figlio possa avere conseguenze negative sulla loro carriera.

Il peso della cura e il confronto con gli uomini

Timore che gli uomini hanno in misura decisamente minore, appena il 24%. Oppure, che un figlio lo desiderano ma si troverebbero schiacciate fra il lavoro di cura del piccolo e quello degli anziani genitori e così almeno 763 mila persone hanno rinunciato all'erede.