di
Elena Tebano
Nel 2025 in Italia sono nati 355mila bambini, un record negativo. Se ne continua a parlare come un problema culturale, soprattutto delle donne. Ma un'analisi della Fondazione per la Natalità mostra che la questione, in realtà, è soprattutto economica.
Nel 2025 in Italia sono nati 355 mila bambini, un record negativo, come denuncia il «Dossier Natalità 2026: Volere o Potere», realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con l'Istat e presentato oggi. Nel 1964, in pieno boom demografico, in Italia erano nati un milione di bambini. Nel 1995, 526 mila. Il «minimo storico» dell'anno scorso è il frutto di una lunga tendenza al declino demografico e dipende in parte dal fatto che i potenziali genitori sono sempre meno. Ma soprattutto dal fatto che quelli che ci sono fanno pochissimi figli, meno che negli altri Paesi europei. Il tasso di fecondità italiano infatti è di 1,14 figli per donna, contro l'1,46 della Germania, per esempio, o l'1,61 della Francia.
Quasi sempre, quando si discute della bassa natalità, se ne parla come se fosse un problema delle donne: come se riguardasse la «loro» (esclusiva?) esigenza di conciliare lavoro e maternità, o di stabilire il peso dei figli nell'autorealizzazione (sempre delle donne, guarda caso). Anche l'attuale governo parla quasi sempre di sostegno alla maternità, o al massimo alla famiglia. Ma il fatto che gli italiani facciano sempre meno figli è piuttosto un problema di tutta la società. E ha a che fare, più che con i desideri delle donne (e degli uomini), o con il funzionamento della famiglia, con quello di cui scrive Ferruccio de Bortoli: tra il 1990 e il 2024 le retribuzioni reali nei Paesi Ocse sono cresciute del 35%, mentre in Italia sono diminuite dell'1,6%. Siamo diventati di un terzo più poveri rispetto agli altri Paesi Ocse. E sempre più italiani i figli non se li possono permettere. O al massimo possono permettersene uno. Il Dossier Natalità ha il merito di mostrarlo senza ipocrisie.










