Quando si va a pesare una busta paga la laurea vale molto più di un diploma, continua a rappresentare un vantaggio economico e professionale, ma il suo rendimento dipende sempre più dalle condizioni in cui viene conseguita e valorizzata. Contano il percorso scelto, il territorio, il tipo di ateneo, la coerenza tra studi e lavoro svolto e la capacità del sistema produttivo di assorbire competenze qualificate.Secondo la nuova edizione dell’University report pubblicata dall’Osservatorio JobPricing che ha analizzato il rapporto tra titolo di studio, occupazione, retribuzione, carriera, area disciplinare, ateneo frequentato e tempi di recupero dell’investimento universitario, emerge che nel 2025 le persone laureate registrano una RAL media, ovvero un reddito annuo lordo, pari a 42.378 euro, contro i 30.999 euro di chi non ha conseguito una laurea: un differenziale di circa +37%. Il vantaggio poi cresce con l’età: nella fascia 25-34 anni chi ha una laurea guadagna in media il 21% in più rispetto a chi non ce l’ha, ma il divario sale al 49% tra i 45-54 anni e raggiunge il 68% tra chi ha almeno 55 anni. «Il ritorno economico della laurea, quindi, tende a manifestarsi soprattutto nel medio-lungo periodo – spiegano gli esperti dell’Osservatorio - quando il titolo di studio può facilitare l’accesso a ruoli più qualificati, responsabilità maggiori e percorsi di carriera più solidi».