Un’origine molto concreta. Il termine cultura deriva dal verbo latino colere (da cultus, che è il participio passato) e che significa "coltivare". Originariamente legato all'ambito agricolo (la coltivazione della terra o di una pianta), il vocabolo è stato poi esteso metaforicamente per indicare la "coltivazione" della mente e dell'anima umana attraverso l'educazione, la conoscenza e l’arte. Un passaggio storico. L’evoluzione che porta dalla coltivazione della terra alla nascita della civiltà e del sapere ci costringe a fare alcuni passi indietro, fino a ricordare il concetto di rivoluzione Neolitica. Questo processo, iniziato circa 10.000 anni fa, ha trasformato l'umanità da nomade a sedentaria. L'agricoltura ha garantito stabilità e controllo sulle risorse. Quindi una produzione regolare e meno dipendenza dalla caccia casuale. Cibo in eccesso conservato per il futuro. Nascita dei primi villaggi stabili vicino ai fiumi. Più risorse disponibili per far crescere la popolazione. La divisione del lavoro. Con la nascita dei villaggi e delle prime comunità non tutta la popolazione doveva più dedicarsi alla ricerca di cibo. Con la specializzazione delle attività nascono artigiani, costruttori e mercanti. La differenziazione delle classi sociali si articola in base al ruolo e al possesso della terra (ma naturalmente forza e prepotenza continuano a farla da padrone). Si sviluppano leggi e governi per gestire le comunità (di solito impostate all’inizio dai più forti e dai più prepotenti). La nascita del sapere e della scrittura. La gestione delle risorse complesse richiede nuovi strumenti mentali. La scrittura per contare i raccolti e registrare i tributi. La matematica, sviluppata per misurare i confini dei campi geometrici. L’astronomia con la creazione di calendari per prevedere le stagioni e le piene. La tecnologia con l’invenzione della ruota, dell'aratro e della metallurgia. Insomma, la terra coltivata ha liberato il tempo dell'uomo, trasformando il bisogno di sopravvivenza in capacità di pensare, organizzarsi e tramandare la conoscenza. Il salto nel significato moderno. Prendendo in prestito la consueta precisione delle definizioni del dizionario di Tullio De Mauro, possiamo definire cultura il “complesso delle conoscenze intellettuali e delle nozioni che contribuisce alla formazione della personalità; educazione, istruzione: farsi, formarsi una cultura; avere una buona cultura; una persona di grande, media, scarsa cultura; il mondo della cultura, gli ambienti intellettuali; una persona di cultura, colta; l’insieme delle conoscenze: cultura letteraria, musicale, storica; la cultura umanistica e la cultura scientifica”. Sempre Tullio De Mauro ci accompagna a esplorare una seconda categoria di significati: le “pratiche e conoscenze collettive di una società o di un gruppo sociale; civiltà: la cultura rinascimentale, la cultura occidentale, la cultura contadina, la cultura borghese; culture preistoriche; culture scritte e culture orali. L’assenza di confini. La precisione delle definizioni ci aiuta a comprendere come la parola cultura non concepisca confini o steccati. Lo dimostra, con la consueta chiarezza artistica che lo contraddistingue, il nostro illustratore Doriano Solinas che per illustrarla ha scelto di disegnare una chitarra con la cassa armonica a forma di libro. Ed è una parola che non ha paura del futuro: le scelte, i gusti, gli studi dei nostri pronipoti, che noi non possiamo neanche immaginare, saranno la loro cultura. Parole differenti e perifrasi. Nel marzo 2026 l’Accademia della Crusca ha affidato alla linguista Chiara De Caprio la risposta ai dubbi dei lettori sulla parola disacculturato come sinonimo di ignorante. “Nella lingua italiana - scrive Chiara De Caprio - esistono differenti parole e perifrasi per definire una persona priva d’istruzione e di cultura: tra queste, ignorante, incolto, non istruito. Si può aggiungere che negli studi riconducibili all’àmbito della linguistica italiana, a partire da alcuni saggi di Francesco Bruni risalenti agli anni Ottanta del secolo scorso, con il lessema semicolto si è inteso descrivere chi, nel parlato e nello scritto, si serve di una varietà di lingua lontana dagli usi standard dell’italiano. I semicolti, quindi, pur essendo alfabetizzati, non hanno una piena competenza delle norme che regolano il funzionamento della lingua italiana e il loro comportamento linguistico è oggetto di stigmatizzazione sociale”. In conclusione Chiara De Caprio sostiene che “gli impieghi di disacculturato con il significato di ‘incolto’ e ‘ignorante’ (o dotato di scarsa cultura’, ‘impoverito culturalmente’) sembrano legati al processo di estensione e banalizzazione semantiche di acculturato (usato impropriamente come sinonimo di cólto)”. Ma con la cultura si mangia? La celebre e controversa frase "con la cultura non si mangia" è comunemente attribuita all'ex Ministro dell'Economia Giulio Tremonti che ha più volte smentito di averla pronunciata. Molti giornali l’8 ottobre 2010 raccontarono un duro scontro tra gli allora ministri Sandro Bondi (Beni culturali) e Tremonti (Economia) sui tagli alla cultura del governo Berlusconi. La «Repubblica», ad esempio, attribuì al ministro Tremonti la frase: «C’è la crisi, non è che la gente la cultura se la mangia». Oggi come allora, Tremonti smentì di averla mai pronunciata, dichiarando all’Ansa il 9 ottobre che «una simile frase non fa parte del mio modo di pensare e di parlare». In compenso, Dario Franceschini ha pubblicato un libro intitolato "Con la cultura non si mangia?” pubblicato da La Nave di Teseo nell' aprile 2022, periodo in cui Franceschini ricopriva il ruolo di Ministro della Cultura nel Governo Draghi. Nel volume Franceschini riassume le riforme e gli investimenti compiuti durante i suoi molti anni alla guida del ministero.
Cultura, la pazienza e l’arte di coltivare i saperi
Parola antica che ha un debito con l’agricoltura e ci accompagna da diecimila anni nella civiltà








