Orientarsi nel nostro mondo culturale è faccenda intricata come il ruolo del puma Alonso in quel meraviglioso romanzo di Anna Maria Ortese che è “Alonso e i visitatori”. Intanto: cosa intendiamo per cultura? Prendere posizione contro il ddl Valditara è cultura, per esempio: specie quando il ministro dell’Istruzione e del Merito pubblica un post sui social dove sorride su uno sfondo azzurro non come il cielo di Lombardia ma come tutti i loghi delle destre, da Almirante a Meloni, Fini incluso. Armocromia a parte, Valditara afferma: «Con la legge sul consenso informato non sarà più possibile la propaganda gender nelle scuole». Ora, cultura sarebbe appunto spiegare al ministro e al suo ispiratore, il deputato già leghista e oggi vannacciano Rossano Sasso, che la teoria gender non esiste se non nei testi che attaccano la teoria medesima (uno dei quali è firmato proprio da Sasso) e non esistendo la teoria non esiste neanche la propaganda: ma è cosa che viene ripetuta da oltre un decennio, così come viene ripetuto che il consenso dei genitori, nei fatti, vanificherà la possibilità di svolgere educazione sessuale e sentimentale a scuola. La quale fa parte della cultura, anche se per Valditara e compagni viene considerata una minaccia.Intanto, il mondo culturale propriamente detto ha conquistato le cronache dividendosi su Salerno Letteratura per la modifica dell’invito a Erri De Luca, oppure, in alcuni casi, interrogandosi sulle accuse a Zerocalcare di aver ignorato le condizioni di lavoro di alcuni animatori della serie Due Spicci (vale la pena guardare il suo video su Instagram per capire che delle paghe dei medesimi non sapeva nulla, e che se lo avesse saputo sarebbe intervenuto – ed è il caso di credergli). Pazienza, la polemica sulle persone fa sempre audience per chi la cerca. Per mancanza di appeal, dunque, i polemizzanti non hanno invece parlato di una delle iniziative più importanti che riguardano il mondo culturale: oggi, infatti, è previsto il primo sciopero della cultura. A organizzarlo sono non solo una valanga di sigle sindacali, ma chi, per mesi, ha lavorato per capire come mettere insieme tutti e tutte, redattori, traduttori, illustratori, bibliotecari, dipendenti del ministero della cultura e di fondazioni, teatranti, artisti: cito fra le molte tre associazioni, Redacta, Mi riconosci? e Strade, che hanno parlato, scritto, organizzato dossier e questionari. A proposito, scioperano anche precari e partite Iva, sia scendendo in piazza sia rifiutandosi di aprire nuovi progetti o di lavorare a quelli in corso, di fare call e impostando una mail di risposta automatica dove si spiegano le ragioni dello sciopero medesimo. Ovvero: salario dignitoso, welfare, tutela della salute psicofisica e «uno Stato che investa in cultura e non in armi».È una bella lezione per un mondo letterario che, nei fatti, non incide e non ha rilievo sulla società, e invece di preoccuparsi di questo si pesta i piedi a vicenda, e non ha ancora compreso che ci si salva insieme, tutti gli attori della filiera, e non i soli scrittori (quanti hanno dato solidarietà, oltre un anno fa, ai librai Feltrinelli in sciopero?).Per questo, la cosa preziosa di oggi è “Pezzi” di Giorgia Tribuiani, che esce per il Saggiatore: la storia corale di un villaggio dove, all’improvviso, un gruppo di corvi reca frammenti di un corpo per un macabro invito al gioco. Bisognerà indovinare a chi appartengono i frammenti per salvare il proprietario e salvarsi, ma il villaggio, come spesso avviene, tende a pensare per sé, e non capisce che la salvezza è collettiva. Appunto.