Caro Aldo, non seguo da fanatico il calcio, ma quello che sta succedendo alla Nazionale mi lascia basito: dopo il patatrac di tre Mondiali da spettatori, il cambio del presidente, gli annunci roboanti sul futuro della Nazionale, non sono ancora partiti e già polemiche a non finire. Come la vede lei?Michele Gorgoglione, Fano Sono sconcertato dal teatrino sulla nuova riorganizzazione del calcio italiano e la nomina del prossimo ct. Se il buon giorno si vede dal mattino, credo che, al di là di una eventuale qualificazione ai prossimi Europei, non assisteremo ad alcuna vera riforma secondo quello che è un po’ la caratteristica del nostro Paese... Marco Sala
Cari lettori,tutto il potere al circolo Aniene. Speriamo funzioni. Una cosa è certa: quando si deve affrontare una competizione internazionale, è utile guardarsi attorno e vedere cosa stanno facendo i rivali. Anche se siamo stati eliminati dagli ultimi tre Mondiali da Svezia, Macedonia del Nord e Bosnia, l’Italia — che ha vinto quattro Coppe del Mondo — in prospettiva deve confrontarsi con le grandi potenze del calcio globale. Il Brasile ha sulla panchina l’allenatore italiano più vincente degli ultimi decenni, Carlo Ancelotti. La Germania si è appena affidata al suo tecnico più importante, Jürgen Klopp, reduce da una lunga stagione nel principale campionato europeo, la Premier League. L’altro grande allenatore tedesco, Thomas Tuchel, è sulla panchina dell’Inghilterra. La Francia ha salutato Deschamps dopo 14 anni e si è affidata a un campione del mondo che ha vinto tre Champions con il Real Madrid, Zinedine Zidane. Vedremo se l’Argentina andrà avanti con Lionel Scaloni, campione del mondo e uomo di grandi qualità tecniche e personali. Di fronte a simili giganti, non si poteva onestamente andare con un tecnico che ha fallito ovunque sia stato come Andrea Pirlo. Ma il fatto stesso che si fosse pensato in un primo tempo a Pep Guardiola significa che Maldini e Leonardo avevano in mente un cambio radicale di mentalità per il calcio italiano, sull’onda dei grandi successi della Spagna e nel ricordo del Milan di Sacchi e di Berlusconi. Capisco che dal loro punto di vista scegliere Roberto Mancini o Antonio Conte — in particolare il secondo — avrebbe significato snaturare il progetto. Ora che Maldini e Leonardo non ci sono più il presidente della Fgci Giovanni Malagò ha avocato a sé la scelta. Conte e Mancini sono due ottimi tecnici. Il primo avrebbe dato più garanzie in termini di ferocia agonistica e di determinazione nell’inseguire il risultato. Però Mancini con la Nazionale ha vinto un Europeo. Assicura di essersi pentito della fuga in Arabia. Di sicuro è stato perdonato. L’importante è che sia consapevole che non deve cercare semplicemente di trarre il meglio da un gruppo già consolidato, ma deve costruirlo, questo gruppo. E purtroppo non ci saranno i dieci anni di tempo prospettati da Maldini e Leonardo. I tempi sono molto più brevi.














