Certe crisi si annunciano con mesi di scricchiolii. Altre, invece, esplodono nel tempo di una manciata di giorni e lasciano sul tavolo non solo un vuoto di potere, ma un sospetto ancora più grave: che il calcio italiano, quando deve decidere davvero, continui a muoversi senza una bussola condivisa. La vicenda che ha travolto la Nazionale nelle ultime ore appartiene a questa seconda categoria. Nel giro di pochissimo, il nome del nuovo commissario tecnico, che dovrebbe essere annunciato oggi, è saltato: il vertice tecnico appena nominato si è dimesso e la FIGC si è ritrovata a convocare nel tardo pomeriggio di ieri una riunione straordinaria per rimettere insieme i pezzi. Il risultato è un’immagine di forte instabilità, nel momento in cui il sistema avrebbe avuto più bisogno di autorevolezza e chiarezza.
Il punto di rottura è ormai chiaro. Paolo Maldini e Leonardo, nominati l’11 luglio 2026 rispettivamente come direttore tecnico della FIGC e advisor del nuovo corso azzurro, hanno rassegnato le dimissioni appena 17 giorni dopo il loro insediamento. La loro uscita di scena interrompe bruscamente un progetto che Giovanni Malagò aveva presentato come uno dei cardini della rifondazione federale: a Maldini era stata affidata anche la presidenza del Club Italia, segnale di un mandato che non riguardava solo la prima squadra, ma l’intera filiera tecnica azzurra.












