Negli anni scorsi il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha permesso, in modo diretto o indiretto, di attenuare gli effetti dei recenti sottofinanziamenti, ma oggi, esauritosi il fondo, gli istituti non possono che congelare prese di servizio, tagliare fondi di ricerca e ridurre l’offerta formativa. Inutile dire che molte di queste restrizioni impattano brutalmente sui giovaniPer un misterioso paradosso, a infliggere alle università italiane i tagli finanziari più pesanti sono stati a volte proprio i ministri-professori. Non sono ancora del tutto cicatrizzate le ferite inferte al sistema accademico dai famigerati “tagli lineari” operati nel 2008-2010 dal professor Tremonti, ministro dell’Economia del Berlusconi IV, che produssero il crollo del FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario delle università, in pratica i quattrini che le fanno funzionare) da 7,2 miliardi a 6,8Raffaele SimoneRaffaele Simone è emerito di linguistica all’Università Roma tre. Oltre che di numerosi studi tecnici, è autore di saggi sulla modernità di vasta risonanza internazionale, come Il Mostro Mite e Come la democrazia fallisce. Il suo lavoro più recente è Divertimento con rovine. La nostra vita tra guerra e pandemia (Solferino 2022)
Senza i soldi del Pnrr e con i tagli dei ministri, nell’università italiana vince la disuguaglianza
Negli anni scorsi il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha permesso, in modo diretto o indiretto, di attenuare gli effetti dei recenti sottofinanziamenti, ma oggi, esauritosi il fondo, gli istituti non possono che congelare prese di servizio, tagliare fondi di ricerca e ridurre l’offerta formativa. Inutile dire che molte di queste restrizioni impattano brutalmente sui giovani






