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Vista da due parti opposte, dal governo o dai sindacati, la conclusione che sintetizza uno dei problemi più gravi dell’università è identica: ci sono troppi ricercatori precari. Le due possibili soluzioni invece sono molto diverse e inconciliabili. Da anni i sindacati e le associazioni dei ricercatori chiedono di limitare il precariato dando più soldi alle università, molti più di quanti il governo ne abbia dati negli ultimi anni, mentre il governo è disposto a rinnovare solo una piccola parte dei contratti, di fatto rinunciando a migliaia di ricercatori e ricercatrici. Di questa distanza si sapeva già da tempo, ma nei prossimi mesi il problema sarà molto evidente perché scadrà la maggior parte dei contratti e migliaia di persone rimarranno senza lavoro.
Le cose sono state complicate dal PNRR, il grande piano di riforme e investimenti da realizzare entro giugno del 2026 finanziato con fondi europei. Tutte le università italiane hanno approfittato dei soldi arrivati all’improvviso per assumere migliaia di persone a tempo determinato, sfruttando un’occasione irripetibile, senza preoccuparsi troppo di cosa sarebbe successo due o tre anni dopo, cioè ora. «Oltre che irripetibile, è stata un’occasione completamente sprecata», dice Davide Clementi, segretario nazionale dell’associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani (ADI).







