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Alberto Scuttari, coordinatore dei direttori generali delle università italiane

Lo Stato deve garantire scelte politiche chiare ma gli atenei non possono limitarsi a rimpiangere una stagione (compreso il Pnrr) che si chiude

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

La conclusione del Pnrr, la crescita dei costi strutturali, la pressione della spesa per il personale, la denatalità, le università telematiche e il peso degli investimenti immobiliari pongono l’università pubblica davanti a sfide serie. Ignorarle sarebbe irresponsabile. Ma limitarsi a elencarle rischia di trasformare la consapevolezza in allarme e la prudenza in attesa passiva.In molti sottolineano i rischi di questa situazione, ma la cosa più importante è che gli atenei pubblici si domandino quali strategie adottare per trasformare vincoli severi in responsabilità, innovazione e sviluppo. E poiché il sistema italiano è fatto di atenei grandi e piccoli, generalisti e specialistici, metropolitani e territoriali, la sostenibilità non nascerà dall’inseguire tutti lo stesso modello, ma dalla capacità di ciascuno di riconoscere i propri punti di forza e costruire una strategia coerente.In primo luogo distinguendo la crescita dallo sviluppo. Crescere significa aggiungere corsi, sedi, spazi, progetti, personale. Svilupparsi significa invece scegliere. Dopo una fase espansiva eccezionale, gli atenei devono consolidare, semplificare, rendere più leggibile la propria offerta e concentrare le energie dove producono maggiore valore scientifico, formativo e sociale. La ricchezza del sistema non è avere istituzioni tutte uguali, ma atenei capaci di contribuire in modo diverso e riconoscibile al valore pubblico complessivo.