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Ultimo aggiornamento: 8:07

“L’Università in Italia è ormai una spesa proibitiva ecco perché crescono sempre più le telematiche”. A riassumere in una battuta il dodicesimo rapporto nazionale sui costi degli atenei italiani, elaborato dalla Fondazione Iscoon con Federconsumatori, è Sabrina Soffiantini che ha curato dato per dato il dossier presentato in queste ore.

Non c’è inflazione che tenga, non c’è considerazione per il blocco degli stipendi: a livello nazionale le rette nell’ultimo anno sono salite del 6%. Una percentuale che lascia perplesso il numero uno della Fondazione Mario Govoni. Necessaria una premessa per capire i numeri: per ciascuna delle tre macro aree geografiche italiane (Nord, Centro e Sud), sono state esaminate le due maggiori università delle tre regioni che in ciascuna zona contano il maggior numero di studenti: Lombardia, Piemonte e Veneto per il Nord, Emilia- Romagna, Toscana e Lazio per il Centro e Campania, Puglia e Sicilia per il Sud.

Sono state considerate cinque fasce di reddito Isee standard calcolando l’importo previsto per ciascuna fascia. Infine, le rette prese in considerazione, non riguardano la cosiddetta “tax area” ovvero le agevolazioni destinate agli studenti a basso reddito e agli studenti meritevoli. Qual è il quadro che emerge? Per quanto riguarda la tassazione, le università del Nord Italia risultano ancora una volta più onerose rispetto alle altre: le cifre superano del 27% l’importo massimo medio rilevato negli atenei del Sud Italia e del 21% quello delle università del Centro. Rispetto allo scorso anno è quindi leggermente sceso il divario tra Nord e Sud ma esponenzialmente è aumentato quello tra Nord e Centro che è salito dal 15% al 21,3%.