Ci sono gatti che giocano, mangiano, saltano sul tavolo e sembrano in perfetta salute. Poi, all'improvviso, iniziano a respirare con difficoltà. Oppure perdono improvvisamente l'uso delle zampe posteriori. Nei casi più drammatici, muoiono senza che nessuno avesse mai sospettato un problema cardiaco. È uno degli aspetti più difficili da accettare della medicina felina: il cuore può ammalarsi in silenzio per anni.

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A differenza dell'essere umano, che spesso avverte affanno, dolore al petto o stanchezza, il gatto tende a mascherare i sintomi fino a quando la malattia è ormai avanzata. Per questo le patologie cardiovascolari sono considerate tra le più insidiose: non sono necessariamente rare, ma sono spesso invisibili. Eppure rappresentano una delle principali cause di morte improvvisa nei gatti adulti.

Il cuore del gatto: piccolo, ma straordinariamente efficiente

Il cuore di un gatto pesa appena pochi grammi, ma compie un lavoro incessante. In condizioni normali batte tra le 140 e le 220 volte al minuto, pompando sangue a tutto l'organismo e garantendo l'ossigeno necessario a ogni organo. Per funzionare correttamente, però, il muscolo cardiaco deve mantenere uno spessore e una capacità di contrazione molto precise. Quando questo equilibrio si altera, il cuore continua a battere, ma lo fa sempre con maggiore difficoltà. Il problema è che il gatto riesce a compensare queste alterazioni molto a lungo, senza dare segnali evidenti al proprietario.