Un gatto che dorme più del solito. Un gatto che non corre più per casa come qualche anno prima. Un gatto che ha smesso di saltare sul davanzale, che evita il tiragraffi alto, che sembra diventato più “tranquillo”. Sono cambiamenti che molti proprietari accettano come inevitabili. “Sta invecchiando”, si dice. Oppure: “è sempre stato un gatto sedentario”. Ma nei gatti il rallentamento non dovrebbe mai essere considerato automaticamente normale. Molto spesso, dietro quello che interpretiamo come un cambiamento del carattere, si nasconde un problema fisico: dolore articolare, rigidità, infiammazione o una patologia degenerativa. E il motivo per cui ce ne accorgiamo tardi è semplice: il gatto è un maestro nel nascondere la sofferenza.
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Se nel cane l’artrosi e i problemi ortopedici sono ormai argomenti conosciuti da quasi tutti i proprietari, nel gatto esiste ancora un grande vuoto di consapevolezza. Molte persone sanno riconoscere una zoppia evidente in un cane, ma non immaginano che un gatto possa vivere per anni con dolore cronico senza manifestarlo in modo evidente.
Il gatto non “si lamenta”: cambia comportamento
Il dolore felino raramente assomiglia a quello umano. Un gatto con un problema articolare spesso non piange, non protesta e non mostra necessariamente una zoppia evidente. La sua strategia evolutiva è diversa: riduce le attività che gli provocano disagio. Un gatto con dolore può saltare meno frequentemente, evitare superfici alte, usare meno il tiragraffi, avere difficoltà a entrare nella lettiera, diventare più irritabile se viene toccato, trascorrere più tempo nascosto o immobile, dedicare meno tempo alla pulizia del mantello. Sono segnali spesso sottili, che possono essere confusi con la vecchiaia o con un cambiamento del carattere. Ma un gatto che cambia abitudini di movimento sta comunicando qualcosa.






