Beve di più, mangia di meno, sembra apatico, ha episodi di vomito: sono campanelli di allarme di una possibile insufficienza renale del nostro gatto. Questa patologia può essere acuta o cronica: nel primo caso, se presa per tempo, si può curare, nel secondo invece è degenerativa e irreversibile, ma una diagnosi precoce, diete e farmaci possono consentire una discreta qualità di vita anche per anni. Un nuovo studio, pubblicato su Frontiers in Veterinary Science, potrebbe spiegare il perché questi animali siano così esposti alla malattia e fornire nuovi strumenti per prevenirla e curarla.
La ricerca britannica
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Nottingham, guidati dal professor David Gardner e dalla dottoressa Rebecca Brociek della Facoltà di Medicina Veterinaria e Scienze dell'Università, ha individuato un’anomalia biologica nei gatti domestici, portando avanti un'analisi completa del contenuto lipidico del loro tessuto renale. Utilizzando analisi chimiche avanzate, il gruppo ha scoperto che i gatti accumulano nei reni un raro gruppo di trigliceridi, alcuni dei quali con legami chimici insoliti o strutture ramificate. I trigliceridi sono lipidi semplici presenti nell’organismo animale, servono come riserva energetica e per il corretto metabolismo cellulare.






