Ridurre, fino ad azzerare nelle fasce d'età più basse, i colpi di testa negli allenamenti del calcio giovanile. È l'appello lanciato da Aidacon Consumatori alle società sportive italiane, professionistiche e dilettantistiche, affinché adottino protocolli più rigorosi per la tutela dei giovani calciatori. Un'iniziativa che prende spunto dalla decisione del Como 1907, primo club italiano ad aver introdotto un regolamento specifico sull'utilizzo del colpo di testa nel proprio settore giovanile: divieto assoluto per gli Under 10, forti limitazioni per gli Under 11 e introduzione graduale della tecnica fino agli Under 13.

Per l'associazione si tratta di una scelta destinata a fare scuola. «La sicurezza dei ragazzi deve venire prima di tutto», sottolinea il presidente di Aidacon Consumatori, l'avvocato Carlo Claps, che invita tutte le società calcistiche italiane a seguire questo modello, trasformando la prevenzione in una prassi diffusa.

L'appello arriva in un momento in cui la comunità scientifica continua ad approfondire gli effetti dei microtraumi cranici ripetuti. Negli ultimi anni diversi studi internazionali, condotti tra gli altri dalla Columbia University e dall'Albert Einstein College of Medicine di New York e pubblicati su riviste scientifiche come JAMA Network Open, hanno evidenziato come l'esposizione ripetuta ai colpi di testa possa provocare alterazioni della microstruttura cerebrale, con possibili ripercussioni su memoria, apprendimento e altre funzioni cognitive, soprattutto quando il cervello è ancora in fase di sviluppo. Alcune ricerche ipotizzano inoltre un collegamento tra questi microtraumi e un maggiore rischio, in età adulta, di sviluppare patologie neurodegenerative quali demenza, Alzheimer ed encefalopatia traumatica cronica.