Il divieto di burqa non è un tabù. Le sentenze dei giudici europei e italiani lasciano, sia al legislatore sia alle pubbliche amministrazioni, margini per bilanciare gli interessi e adottare norme, indirizzi e regolamenti, che individuino i casi in cui - per motivate ragioni di riconoscimento, sicurezza e per garantire il corretto svolgimento delle attività didattiche e valutative - sia richiesto il volto scoperto all'interno dei locali scolastici.

Una richiesta di questo genere è stata formulata da due risoluzioni parlamentari, n. 7-00309 e 7-00395, approvate il 22 luglio 2026 dalla Commissione cultura della Camera.

Tra tali interventi emerge la richiesta al governo di adottare iniziative di indirizzo e legislative finalizzate a vietare nelle scuole, per ragioni di sicurezza, l’uso di indumenti inidonei a consentire il riconoscimento della persona. A ciò si accompagna la richiesta al governo di mettere in campo ogni possibile azione per monitorare i contesti familiari di provenienza degli studenti al fine di «prevenire fenomeni di marginalità sociale e separatismo religioso». E il governo si è già mosso: il ministero dell’Istruzione e del Merito sta lavorando a una norma da inserire nel primo provvedimento utile che consente di applicare il divieto in tutte le scuole, con una particolare attenzione al diritto pieno all’istruzione delle bambine.