Qualcuno parla di "svolta epocale", altri, invece, di "propaganda". L'emendamento sul divieto di indossare il burqa a scuola - che il ministro Giuseppe Valditara vorrebbe includere nel nuovo disegno di legge in materia di sicurezza - vede già due fronti contrapposti. Ma per il titolare dell'Istruzione questa possibile aggiunta al ddl "è importante per riaffermare i valori di dignità della donna e di eguaglianza fra uomo e donna". Si tratta di un tema che è stato affrontato anche nei giorni scorsi a Montecitorio quando in Commissione Cultura è stata approvata una risoluzione proprio per vietare il velo integrale in classe. "Se permettiamo - spiega Valditara - che una ragazza venga a scuola con il burqa, la includiamo accettando principi in contrasto con la Costituzione, come la discriminazione uomo-donna, ma non la integriamo. Accettiamo che sia una non-persona, le impediamo di socializzare".
Il ministro fa poi sapere di poter valutare anche la possibilità di revocare il permesso di soggiorno a chi per per ritorsione non dovesse mandare le figlie a scuola. La possibilità che possa essere presentato l'emendamento ha così incontrato le reazioni di politica e sindacati. Per la segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi, le proposte annunciate da Valditara sull'integrazione degli studenti di origine straniera "non parlano di integrazione, ma di assimilazione". A preoccuparla poi è la "cornice securitaria e punitiva del ragionamento" dietro al divieto del burqa "infilato nel ddl Sicurezza, la minaccia di revocare il permesso di soggiorno ai genitori, il richiamo al decreto Caivano". Sul punto è intervenuta anche la senatrice del Partito Democratico, Simona Malpezzi, che invita il ministro a chiedere alle scuole quali siano "i problemi e di che cosa hanno bisogno per realizzare una vera integrazione". E a fronte della loro risposta "metta in atto l'emendamento giusto non quelli propaganda". La senatrice dem sottolinea anche come il numero in Italia di studentesse con il burqa sia esiguo. Lei, per esempio, ammette di non averle mai viste. Ed è proprio per questo, perché i dati non le risultano chiari, che vorrebbe chiedere a Valditara quante sono le alunne con il volto coperto. Dove ci sono state, dice, "le scuole si sono sempre attrezzate per attuare il riconoscimento". Come in un istituto del Friuli-Venezia Giulia dove una referente alza il velo alle studentesse islamiche che indossano il niqab per accertarsi della loro identità. Un caso che lo scorso anno aveva riacceso le polemiche sul tema del velo. La replica di Valditara a chi ha commentato la sua proposta, comunque, non si è fatta attendere:













