Il crimine

Tiziana Della Rocca

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Ho deciso di rendere pubblica la tragedia di una famiglia dissidente di Gaza, dopo essere entrata in contatto con il capofamiglia. Per sicurezza non rivelerò il nome dell’uomo né dettagli che possano identificarlo. Attualmente la famiglia non è al sicuro nella Striscia: l’aperto dissenso la costringe a vivere nel timore costante di ritorsioni. L’incubo ha inizio nel 2008: il figlio di nove anni viene colpito alla testa dalle schegge di un razzo Qassam difettoso, sparato da Hamas. In quel periodo i terroristi lanciavano razzi contro Israele partendo da zone densamente popolate; la maggior parte di quei razzi finiva per cadere sulla stessa popolazione di Gaza.

Le ferite sono gravissime: il bambino perde una parte del cranio e viene trasportato d’urgenza all’ospedale Al-Shifa di Gaza, dove entra in coma. Poiché le cure locali sono insufficienti, il padre tenta di trasferirlo in una struttura israeliana ma Hamas lo minaccia: i leader temono il danno d’immagine di un piccolo ferito da un loro stesso ordigno. Nel dicembre dello stesso anno la situazione precipita con l’Operazione “Piombo Fuso”, l’offensiva militare lanciata da Israele per fermare i continui lanci di razzi da Gaza. Hamas decide di utilizzare l’ospedale Al-Shifa come rifugio per i propri uomini per proteggerli dalla ritorsione israeliana. Senza alcuno scrupolo, i terroristi cacciano il bambino malato dalla struttura, lasciandolo a terra all’esterno. L’immagine del piccolo disteso sul pavimento, spogliato, sotto la pioggia e al freddo, fa il giro del mondo. Grazie a questo clamore, un’organizzazione israeliana riesce a rintracciarlo e a trasferirlo in Israele dove rimase per mesi.