Dopo il Consiglio nazionale dell’Udc a Roma, il vicesegretario nazionale Gianfranco Chiarelli traccia la rotta del partito: legge elettorale, radicamento territoriale, sanità, longevità e rilancio dell’area popolare nel centrodestra. “Il Centro non è una nostalgia del passato, ma una cultura politica necessaria per affrontare le trasformazioni del Paese”
Il Consiglio nazionale dell’Unione di Centro, riunito a Roma sotto la guida del presidente nazionale Lorenzo Cesa e del segretario nazionale Antonio De Poli, ha delineato le priorità politiche e organizzative del partito per i prossimi mesi. Dalla riforma della legge elettorale al rafforzamento della presenza nei territori, fino alle sfide poste dall’invecchiamento della popolazione e dall’evoluzione del sistema sanitario, l’Udc punta a rilanciare il ruolo dell’area moderata all’interno del centrodestra. Ne parliamo con Gianfranco Chiarelli, vicesegretario nazionale del partito.
Quale messaggio politico esce dal Consiglio nazionale di Roma?
Esce un partito che vuole rafforzarsi e occupare uno spazio politico che oggi esiste ed è tutt’altro che marginale. Molti italiani chiedono una politica meno ideologica e più orientata alle soluzioni. C’è un Paese fatto di famiglie, imprese, professionisti, amministratori locali e corpi intermedi che chiede stabilità, serietà e capacità di governo. L’Udc vuole rappresentare questa domanda di equilibrio e trasformarla in una proposta politica riconoscibile, radicata nei territori e capace di guardare al futuro.








