Fabio Capello non cerca formule diplomatiche: “È stato un gran pasticcio”. Il caso Pirlo, secondo il grande ex tecnico, è finito male perché “per non accettarlo come allenatore della Nazionale, si è andati a fondo cercando di trovare delle cose contro di lui”, spiega in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. L’epilogo era prevedibile: Maldini e Leonardo, dopo essere stati rassicurati sull’autonomia, “si sono sentiti usati”. Per Capello le loro dimissioni sono quindi “normalissime”, perché avevano accettato proprio per battere “una strada nuova, diversa, fuori dai canoni normali”.

Pirlo a Capello piaceva: “Una cosa nuova”. Alla Juventus, ricorda, “non aveva fatto male”, poi aveva accumulato esperienze all’estero. L’ex tecnico tra gli altri di Milan, Roma, Juventus e Real Madrid cita la Spagna di Luis de la Fuente per spiegare che una scelta inizialmente accolta con scetticismo può funzionare. L’Italia, invece, dopo aver esplorato altre vie, rischia di prendere “la scorciatoia per tornare sulla stessa strada”.

Questo non significa che Maldini e Leonardo siano esenti da errori. La ricerca di Guardiola, per Capello, è stata un’utopia: “Hanno cercato di scalare l’Everest con le ciaspole”. Anzi, “si sono fatti prendere in giro”, perché Pep avrebbe ascoltato la proposta senza avere davvero intenzione di accettarla. Archiviati i sogni, resta Antonio Conte: “Per me resta solo Antonio Conte, che è un ottimo allenatore”. Invece Roberto Mancini si porta dietro una colpa che Capello considera grave: “Come si fa a lasciare la Nazionale senza nessun motivo per andare a prendere i soldi in Arabia Saudita?”.