A fine giugno le temperature superficiali del mare al largo della Francia meridionale e dell’Italia occidentale erano più alte di circa 6 °C rispetto alla media di lungo periodo, tra le anomalie più elevate registrate quest’anno nei mari europei; del resto il 2026 ha già segnato il record assoluto di temperatura per i mari e gli oceani a livello globale a causa della crisi climatica, che si spinge ormai ben oltre il pelo dell’acqua, come emerge oggi dall’ultimo rapporto del progetto “Mare Caldo” di Greenpeace.

Si tratta della VI edizione del rapporto nato nel 2019 grazie al contributo di Monica Montefalcone, professoressa di ecologia dell’Università degli Studi di Genova, tragicamente scomparsa lo scorso maggio durante un’immersione alle Maldive con la figlia Giorgia e altri tre sub italiani, cui l’associazione ambientalista dedica questo lavoro.

Più nel dettaglio, il report analizza i dati raccolti nel 2025 in 14 stazioni di monitoraggio italiane, di cui 13 in Aree Marine Protette, con termometri subacquei e monitoraggi periodici. Secondo i dati Copernicus, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato su scala globale, con una temperatura media dell’aria superficiale di 14,97°C, pari +1,48°C rispetto al livello preindustriale. Nel Mediterraneo, gli indici annuali mostrano un numero elevato di giorni di ondate di calore marine, che in alcune aree superano un totale di 200 giorni, e anomalie termiche superficiali comprese tra +1,5°C e +2,5°C sopra la media climatologica. Nello stesso anno, i termometri di Greenpeace hanno registrato episodi prolungati di elevate temperature in tutte le 14 aree di studio del progetto “Mare Caldo”, anche in profondità.