La natura selvaggia e rigogliosa prospera a perdita d’occhio e ingloba tutto ciò che incontra mentre giù, nell’oscurità di un mondo sotterraneo, il cielo è solo un soffitto ermeticamente sigillato. L’ambiente, in cui non esistono le stagioni, si presenta ostile e claustrofobico con i suoi stretti interstizi architettonici, angusti vicoli schiacciati tra abitazioni che incombono una sopra all’altra, svettando verso l’alto.
A fare capolino qualche luce artificiale, la vegetazione ostinata della Città Murata 99 e, soprattutto, un flebile miagolio. Ci sono luoghi schiacciati dalle conseguenze del cambiamento climatico, trasformati dalle azioni antropiche e dal passaggio dell’uomo.
Alcuni tra questi diventano isole dell’abbandono, come racconta l’autrice Cal Flyn, luoghi in cui gli effetti dell’estrattivismo si traducono in un isolamento in cui la natura talvolta torna a riscoprire il proprio ruolo. Molti di questi luoghi esistono davvero mentre altri appartengono a una geografia digitale capace di interrogare le ecologie del futuro.
È il caso della Città Murata 99 di Stray, videogioco sviluppato da BlueTwelve Studio e pubblicato nel 2022, in cui il giocatore attraversa un mondo post-umano attraverso il punto di vista di un gatto randagio. Tra robot, piante e parassiti, Stray immagina un futuro in cui il decadimento non coincide con la fine della vita, ma apre a nuove relazioni multi specie ed esistenze in un ambiente contaminato.






