Parità di genere e competitività sono due facce della stessa strategia di crescita. Ne parla Darya Majidi, presidente di Un Women Italy e fondatrice di Donne 4.0, spiegando perché inclusione, leadership condivisa e valorizzazione dei talenti rappresentino oggi una leva di sviluppo per imprese e sistema Paese.
Parità di genere e competitività vengono spesso trattate come temi distinti. Perché oggi dovrebbero essere considerate parte della stessa strategia di crescita per le imprese?
Per molto tempo la parità di genere è stata affrontata soprattutto come una questione di diritti ed equità. Oggi, però, i dati dimostrano che è anche un tema economico. In Italia il tasso di occupazione femminile è fermo intorno al 56-57%: significa che una donna su due non lavora.
Questa situazione ha conseguenze dirette sull’autonomia economica delle donne, sulla loro capacità di costruire una pensione e, più in generale, sul rischio di povertà femminile. Ma c’è anche un impatto sulla competitività del Paese. Le aziende che includono maggiormente donne, giovani e persone con esperienze diverse ottengono risultati migliori, perché la diversità genera innovazione e l’innovazione alimenta la crescita.
Lo stesso vale per i consigli di amministrazione: numerosi studi dimostrano che le imprese con una maggiore presenza femminile nei board performano meglio. Significa valorizzare competenze che troppo spesso restano escluse. Per questo sviluppo sociale e sviluppo economico sono strettamente collegati. L’Italia, nonostante sieda nel G7, continua a registrare un forte ritardo negli indicatori del World Economic Forum. Le due sfide principali restano aumentare l’occupazione femminile, soprattutto nel Sud, e rafforzare la rappresentanza delle donne nei ruoli decisionali.






