Ieri il governo, come anticipato nel fine settimana, ha fatto un primo passo per alleviare il peso del caro-benzina dalle spalle degli italiani. Durante il Consiglio dei ministri è stato deciso per uno sconto delle accise, valido da oggi e fino al 6 agosto di 17 centesimi. Questa volta, il soggetto è solo il diesel, l’obiettivo è infatti di riportare il prezzo il più vicino possibile alla soglia psicologica dei 2 euro al litro, prima del Cdm del 4 agosto, in cui si discuterà sulla possibilità di usare le accise mobili. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in conferenza stampa, ha raccontato che questo primo sconto costa «attorno ai 125 milioni di euro». Per le coperture è stato valutato e poi escluso, per volere di Fratelli d’Italia, l’aumento delle accise sui tabacchi, ma è stato coperto «dalle accise mobili di giugno, dalle sanzioni antitrust e dal fondo per interventi strutturali di politica economica». «Dovremo intervenire anche dopo il 6 agosto e a oltranza, ma i soldi vanno presi dove ci sono» ha detto il ministro Salvini, nominando «banche e società energetiche».Ma mentre il governo si muove velocemente per trovare una soluzione, il mercato dell’energia si sta raffreddando velocemente dopo l’annuncio di Trump - circa il quarantesimo per essere precisi - dell’arrivo di un accordo con l’Iran. Infatti, mentre ieri il costo del diesel in Italia era fisso a 2,18 euro al litro e quello della benzina a 1,98, quello del petrolio e del gas era in caduta libera. Due notti di fila senza bombardamenti in Medioriente hanno portato ottimismo, così il Ttf ha chiuso a 56,9 euro al megawatt/ora (-10,5%), dopo aver sfiorato i 64 euro la scorsa settimana. Stessa sorte per il Brent che, alle ore 21 italiane, valeva «solo» 85 dollari al barile, con un crollo del 6,7%.Insomma, una cosa è chiara, mentre i mercati reagiscono immediatamente davanti alla promessa di una pace, i distributori no. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, non ha dubbi «c’è solo una certezza guardando al futuro: l’incertezza». Che sia chiaro, le tensioni intorno all’Iran e al Mar Rosso non sono una novità, durano da ben prima di febbraio, probabilmente da più di cinquant’anni, a volte si raffreddano e altre tendono ad esplodere. Proprio per questo, nel breve termine, è difficile immaginare la traiettoria della benzina. «Non c’è nessun limite al prezzo: nè al rialzo, dove potremmo vedere picchi a 2,5 euro al litro, se non addirittura a 3 euro, nè al ribasso, dove potrebbe riavvicinarsi all’1,6 euro».Probabilmente, nell’immediato, sarà difficile tirare un sospiro di sollievo per gli italiani davanti ai distributori, mentre per i mercati, la boccata d’aria è già arrivata.