Un pomeriggio di tanti anni fa, davanti a tè e biscottini, accadde qualcosa di incredibile, con due persone fino a quel momento sconosciute, diventate in un'ora "sorelle d'anima". Una era un'avventurosa contessa 91enne e l'altra Antonia Arslan, autrice del bestseller "La Masseria delle allodole", entrambe un po' armene e un po' padovane. Da allora un alternarsi di vicende e un incrocio di destini ha portato alla stesura di un nuovo libro di quest'ultima, intitolato "Memorie di una lady armena. Da Costantinopoli a Padova il diario di Maria Nazle Corinaldi", curato anche da Benedetta de Mari (Guerini e Associati edizioni), uscito di recente.
Professoressa Arslan, un altro lavoro che parla di memoria familiare, identità culturale, storia armena e ruolo delle donne. Come è nato? «Un po' di tempo fa, accogliendo un suo invito, con la mia bicicletta rossa andai a trovare la mitica contessa Corinaldi, nella villetta liberty di Padova vicino a Prato della Valle dove risiedeva. In precedenza avevo firmato la recensione al suo libretto di memorie in francese "Secret Diplomatique", ambientato a inizio Novecento in Grecia dove si recava con il marito, un diplomatico italiano con il quale frequentava la famiglia reale. La signora, ormai ultranovantenne, era rimasta entusiasta di quello che avevo scritto su di lei, volle conoscermi e me lo fece sapere tramite un mio ex allievo». Non vi eravate mai viste? «No, io sapevo solo che era amica dei miei genitori perché avevo letto un suo romanzo intitolato "Malia del Bosforo", che era nella libreria di casa nostra e che riportava una dedica affettuosa. Quel pomeriggio che mi recai da lei mi trovai di fronte una bellissima signora, seduta su una chaise longue e dopo pochi minuti pareva che ci conoscessimo da sempre: avevamo gli stessi gusti e i medesimi pensieri. Fu incredibile la connessione tra le nostre menti». Di cosa avete parlato? «Il nostro colloquio è stato una sorta di caleidoscopio di immagini dell'antica vita degli armeni a Costantinopoli, della sua infanzia e della sua giovinezza, che nella mia mente si mescolavano con i ricordi personali. Con una sensazione di calore condiviso, di profumo di vaniglia e di spezie. Ci salutammo affettuosamente e le assicurai che sarei tornata a trovarla». E poi cos'è successo? «Purtroppo non riuscii a mantenere la promessa perché lei morì a distanza di un paio di mesi. Quindici giorni dopo seppi che mi aveva lasciato in eredità tre suoi diari, due in francese e uno in italiano, oltre a un paio di bellissimi antichi libri sull'Armenia. Ho iniziato a leggerli. Aveva scritto i quaderni di memorie in una fase tarda della sua vita sulla base di quello che ricordava e quindi il materiale era un po' in disordine. Sono rimasti in un cassetto fino a tre anni fa quando da me si è presentato un discendente residente a Torino, Orlando Cravotto, un giovane intelligente e appassionato, il quale era incuriosito dalla storia di famiglia e avendo saputo che le memorie della sua trisavola le avevo io, mi ha chiesto di leggerle». E lei cos'ha fatto? «Ci siamo incontrati nella mia abitazione e gli ho consegnato le fotocopie dei manoscritti e lui poi ha fatto fare dalla nonna una la traduzione dei testi dal francese. A questo punto è stato effettuato un editing serio e il libro è uscito, inserito nella collana da me diretta "Frammenti di un discorso mediorientale" dell'editore Guerini». Come si può sintetizzare il contenuto? «Si tratta di un testo assolutamente unico che può essere letto e gustato sia come un inedito e affascinante ritratto femminile della Belle Èpoque, sia come la vivida descrizione, proveniente da un testimone di prima mano, del mondo pochissimo conosciuto degli amirà, la comunità degli armeni di altissimo livello sociale che viveva nella capitale dell'impero. Alcuni di loro, come i parenti di Nazle, erano in stretti rapporti di amicizia con la famiglia del Sultano e i suoi figli, compagni di giochi e cavalcante dei suoi fratelli». E ad Antonia Arslan che cosa è rimasto di quella chiacchierata? «Il ricordo e la nostalgia di un pomeriggio di novembre, e un grande interesse per il personaggio che ho incontrato, una donna straordinaria, vissuta tra l'impero Ottomano e l'Italia del Novecento. E adesso sono felice che il libro che narra la sua vita sia stato pubblicato».







