«Ancora non mi spiego questo successo: ci sono lettori che hanno amato i libri per la scrittura, altri perché si sono ritrovati in dinamiche familiari che sentivano vicine, e altri ancora che sono rimasti entusiasti di conoscere la storia di questa famiglia». Stefania Auci con la sua epopea familiare senza tempo sui Florio, ha incollato sulle pagine milioni di persone. Auci, trapanese - ma palermitana d’adozione - ha esportato il fascino della Palermo ottocentesca in tutto il mondo. Tradotta in oltre 40 lingue, e dopo essere stata declinata in una serie tv, la saga ha chiuso un’ideale trilogia con il prequel “L’alba dei Leoni”, uscito quest’anno per Editrice Nord.
Lei ha dichiarato che “L’alba dei Leoni” è stato il suo romanzo più difficile da scrivere.
«Sì, c’era una certa carenza di fonti storiche e, soprattutto, una notevole differenza dal punto di vista della forma mentis dei personaggi. Sembra strano, ma anche solo una differenza di quarant’anni segna un vero e proprio abisso nel modo di pensare e di relazionarsi con gli altri. Tra Settecento e Ottocento ci sono differenze fortissime, specialmente se contestualizzate in un ambito piuttosto ristretto come quello della Calabria dell'epoca».










