Arrivano da Est i cavalieri delle steppe, non è un’occupazione ma un insediamento: la Carnia è la loro terra promessa. Nel libro "Ed è un poco la notte e un poco l’alba", la scrittrice parte da questo episodio storico per raccontare l’incontro tra due popoli che dovevano combattersi ma che infine imparano a conoscersi

di

Deborah Ameri

Serafina è cresciuta con nonna Silva che le ha fatto conoscere i santuari del respiro, chiesette di montagna dove i bambini nati morti vengono portati nella speranza che esalino un unico respiro per essere battezzati. Siamo in Friuli all’inizio del Novecento, Serafina è una donna indipendente, appassionata di ingegneria, vive sola ma è riverita da tutto il villaggio perché un giorno ha salvato Nicola, neonato cianotico riportato alla vita. E così la donna viene chiamata a ogni parto complicato, simbolo di una tradizione che abbraccia superstizione e fede.

Nel 1944, un contingente cosacco (russi delle pianure del Don) al soldo dei tedeschi arriva in Carnia per domare la resistenza dei partigiani. Inizia una convivenza forzata con gli abitanti del posto, tra violenze, saccheggi e timidi tentativi di integrazione. Serafina deve mettere a disposizione la sua misera casa, si sente in trappola finché non le arriva un dono inaspettato che allevia le ferite del passato e il segreto che custodisce.