Lo «scudo» avrebbe dovuto salvare l’acciaio europeo dalle insidie di Cina e India, invece sta dando risultati soprattutto verso il Regno Unito e la Svizzera. C’è un «buco» nei meccanismi di salvaguardia che l’Unione Europea ha innalzato la barriera contro la concorrenza asiatica. A meno di un mese dalla sua introduzione, il 1° luglio, secondo un gruppo di aziende siderurgiche il regolamento di esecuzione dell’Unione europea contro gli acciai asiatici è già da rivedere. Lettera al commissario europeo per il Commercio Lo scrive un gruppo di produttori di acciaio, dati alla mano, a Maros Sefcovic, commissario europeo per il Commercio e la Sicurezza economica, e ai suoi consiglieri a Bruxelles. Il promotore del documento è Massimiliano Burelli, amministratore delegato della Cogne Acciai Speciali di Aosta, azienda che sta soffrendo la situazione e sta vivendo un braccio di ferro con i sindacati. La Cogne Acciai ha raccolto le sottoscrizioni di Valbruna, Marcegaglia, Rodacciai, della francese Ugitech, della tedesca Deutsche Edelstahlwerke e della spagnola Roldan. Cosa prevedono le nuove norme Le nuove norme prevedono per ogni Paese una quantità «riservata» di acciaio importabile in Europa. Rispetto alle precedenti regole, la riduzione delle importazioni dal Regno Unito è del 56,4 per cento e del 41,1 per cento dalla Svizzera, anche se hanno quote di import verso l’Italia molto basse. Dall’India, il taglio è limitato al 27,3 per cento, pur essendo un mercato in forte crescita e con volumi già elevati. Secondo i produttori europei, l’India ha esaurito la sua quota già il 2 luglio scorso, in appena due giorni di esportazioni, ma ha sfruttato fino in fondo i meccanismi delle norme che prevedono quote specifiche. Il risultato: per gli indiani, Mercato reduce da un 2025 molto difficile Secondo i produttori firmatari, serve una stretta maggiore. Il mercato è reduce da un 2025 molto difficile, tra i dazi trumpiani e la concorrenza asiatica: la flessione in Europa è stata del 4,6 per cento e lo scudo introdotto a luglio era visto da alcuni produttori, tra cui la Cogne di Aosta, come ancora di salvezza. Un nuovo tavolo dell’azienda con i sindacati Oggi l’azienda è chiamata a un nuovo tavolo con Fim, Fiom e Uilm e poi con il locale Savt Met, per discutere il premio di risultato 2026 e per l’accordo integrativo aziendale, disdettato il 1° luglio dall’azienda.