La rabbia della generazione Z è esplosa anche in India. Dopo casi simili in Nepal, Madagascar, Perù e Marocco, anche i giovani indiani hanno manifestato tutto il loro malcontento. È un malessere generazionale a cui i governi non sono in grado di rispondere, tanto è profondo ed esistenziale.

In India le manifestazioni sono nate contro la corruzione che determina concorsi e test d’ingresso universitari in grado di condizionare una parte importante del futuro di ragazze e ragazzi. È bastato che il presidente della corte suprema indiana Surya Kant chiamasse i manifestanti “scarafaggi” per trasformare una semplice protesta in una rivolta. Il Partito degli scarafaggi, che riunisce virtualmente milioni di ragazzi indiani attraverso i social media, costituisce una sfida inedita per il primo ministro Narendra Modi (75 anni), il cui potere non ha fatto altro che aumentare nell’ultimo decennio.

La scintilla è diversa a seconda delle latitudini, ma gli ingredienti della rabbia sono gli stessi ovunque: società bloccate, corruzione rampante, opportunità economiche sempre minori in economie considerate emergenti e una classe politica lontana dalle preoccupazioni delle nuove generazioni.

Un altro elemento ricorrente è il ricorso ai mezzi digitali, che i ragazzi padroneggiano molto meglio dei loro genitori. Il partito di Modi, il Bharatiya janata party (Bjp), era considerato particolarmente al passo con i tempi sui social media, ma ora ha trovato pane per i suoi denti.