Roma, 28 luglio 2026 – La campagna elettorale è appena iniziata e il tono è già d’emergenza. Un’ansia ci pervade e ci stordisce insieme al caldo di quest’estate infinta. A destra è in corso la competizione fra il generale in pensione Roberto Vannacci e la coalizione guidata da Giorgia Meloni, che ancora non ha deciso se accogliere il leader di Futuro Nazionale nella prossima campagna elettorale oppure lasciarlo pascolare liberamente. Lui nel frattempo ha capito come funziona il gioco politico-mediatico; ogni giorno se ne inventa una, per attirare l’attenzione che quotidianamente gli viene concessa, anche dagli avversari, che partecipano alla costruzione del personaggio con l’obiettivo machiavellico di indebolire la presidente del Consiglio.

Pomparne uno per educarne una. Vannacci ha colonizzato i social con la sua slopaganda (in quest’epoca di pazzi, ci mancavano gli idioti dei video fatti con l’intelligenza artificiale), che ha la sfortuna di funzionare dentro e fuori dall’Internet. D’altronde ciò che è vero e ciò che è falso è separato da una patina che mette in crisi qualsiasi certezza. Donald Trump con il cappellino che suggerisce la sua ricandidatura nel 2028

La verità è un’interpretazione della realtà al servizio della propaganda. Basta vedere quotidianamente Donald Trump, che continua a vendere merce che non ha, compreso l’impossibile terzo mandato come presidente degli Stati Uniti (la legge non lo permette, come la candidatura di Mario Roggero a cui pensava la Lega). Sicché, mancano diversi mesi al voto del 2027, primavera o autunno che sia, e già ne avremmo abbastanza. La corsa è partita e persino la rincorsa. Sicché a destra c’è questa sontuosa gara fra destra ed estrema destra, a colpi di remigrazione, di nuovi reati, di aumenti della pena. Il governo, ha calcolato Antigone, dall’inizio della legislatura ha introdotto oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena. La risposta in materia di giustizia, a destra, è dunque più carcere, come se questo servisse a ridurre il tasso di recidiva. Oggi solo il 40,8 per cento delle persone detenute è alla prima carcerazione. Il 45,9 per cento è già stato in carcere da una a quattro volte. Il 10,6 per cento da cinque a nove volte. Il 2,7 per cento addirittura più di dieci volte. “È la dimostrazione di un sistema che non reinserisce e, di conseguenza, produce solo più insicurezza”, dice Antigone.