C’eravamo addormentati con la discreta probabilità di vedere Andrea Pirlo sulla panchina della Nazionale, e ci risvegliamo con Pirlo che dice addio ancor prima di firmare. Con lui, salutano la Figc il direttore tecnico Paolo Maldini e il consigliere Leonardo, dopo soli 16 giorni di impiego, che Pirlo l’avevano fortemente voluto, incassato il gran rifiuto di Pep Guardiola. In soldoni: l’Italia è passata dal sognare il pluridecorato mister catalano al non avere più nessuno sulla tolda, Gianni Malagò a parte. Del doman non v’è certezza e chi vuol essere inquieto sia.

Il 25 settembre c’è la prima partita di Nations League, il tempo stringe. Roberto Mancini potrebbe essere il nome papabile per uscire dal pantano. Pirlo ha comunicato ieri mattina la sua uscita di scena: «Ho appreso di non essere più candidato alla panchina della nazionale italiana». In nottata si era sfogato sui social: «Ho assistito con grande amarezza al dibattito sviluppato intorno al mio nome. Nel corso della mia carriera ho sempre svolto la mia attività nel pieno rispetto delle leggi dei Paesi in cui ho lavorato e dei contratti che ho sottoscritto». E ancora: «La mia collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche nasce nell’ambito del mio percorso lavorativo negli Emirati Arabi Uniti ed è esclusivamente di natura commerciale e sportiva. Attribuirne un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono». Si riferisce all’accordo che lega la sua immagine al sito di scommesse russo Fonbet, casus belli ufficiale che ne ha frenato l’investitura azzurra. «Desidero ringraziare Maldini e Leonardo per la stima e la fiducia». Proprio Maldini e Leonardo avevano chiesto un momento di riflessione, ma nemmeno l’ipotesi di puntare su Thiago Motta come allenatore, profilo a loro gradito, li ha fatti desistere dal dimettersi. Mai avrebbero accettato di concentrarsi su un piano a lungo termine senza averne gettato di persona le fondamenta. Gianni Malagò dal canto suo, pur conciliante nella proposta iniziale di un contratto quadriennale per Pirlo a 1,5 milioni di euro all’anno, già domenica sera era intenzionato a bloccare le operazioni. Oggi, in occasione del consiglio federale, si dovrebbe sapere il nome ufficiale. Dice il capo della federazione: «Parlerò con tutti. Quando faremo l’annuncio? Presto. Per il nostro recupero in termini di credibilità agonistica a livello di vertice, dove nulla è scontato, bisogna lavorare su ragazzi che oggi hanno dai 13 ai 16 anni. Per questo si deve modificare tutta la filiera sotto il profilo della formazione e della cultura, e questo implica anche l’allenatore. È una questione di semina, le idee sono molto chiare. Lo stiamo facendo tra mille complessità, c’è da compiere una trasformazione. Siamo un Paese che prima era calciocentrico, ma che oggi non lo è più». Tra i nomi in lizza, si diceva, Mancini è in cima. Intanto si ribalta la filiera procedurale: non più un direttore tecnico che sceglie l’allenatore, ma il presidente di federazione che, in emergenza, decide di persona e poi nomina un direttore tecnico. Pure Antonio Conte rimane della partita, si dice sia molto gradito a Giorgio Chiellini se lo juventino subentrasse al posto di Maldini. Ieri pomeriggio intanto è arrivata la stilettata del ministro dello Sport Andrea Abodi: «Pirlo? La sua rinuncia si commenta da sola, avremmo voluto che tutto si concludesse in modo differente, purtroppo non si è manifestata né una comunione di intenti e neppure la giusta tempestività: bisogna recuperare da una brutta figura». Abodi e Malagò non si amano, è cosa nota, e proprio il presidente Figc ha replicato: «Brutta figura? Dipende da chi l’ha fatta…». A dirla tutta, sbandierare i contatti con Guardiola al punto da sbilanciarsi su un ingaggio per lui da 20 milioni all’anno è stato imprudente perché ha esposto la federazione a un pubblico rifiuto del mister catalano. Forse sarebbe stato meglio un trapattoniano «Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco». Ma ormai il dato è tratto e il ventaglio di possibilità circoscritto. Mancini, si diceva, accetterebbe 2 milioni l’anno: uomo di campo e di progetto, avrebbe gran voglia di rifarsi dopo la parentesi araba e sa lavorare coi giovani a lungo termine. Tra i possibili direttori tecnici, si parla di Claudio Ranieri, Demetrio Albertini, Billy Costacurta. Soprattutto di Giorgio Chiellini. L’attuale Chief Club Affairs Officer della Juventus è atteso a Roma proprio oggi come dirigente federale. Incontrerà i vertici della Figc e potrebbe ricevere una cosiddetta «chiamata emergenziale» per sbloccare lo stallo. In quel caso, la candidatura di Conte non sarebbe proprio da accantonare. La Lega di Serie A gradirebbe il mister salentino al punto da partecipare al pagamento del suo stipendio, non inferiore ai 5 milioni all’anno. Conte è maestro nel cavare il sangue dalle rape sul campo, ma bisogna capire quanto sia motivato a occuparsi di tutta la filiera, a cominciare dalle giovanili, scrutando un orizzonte lungo. Assai improbabile ipotizzare investiture per Pioli e Palladino. Già oggi comunque si dovrebbero avere notizie ufficiali. Mancini resta in pole.