In una stanza d’ospedale, davanti al figlio ferito a una gamba dai colpi di pistola, una madre trova il coraggio che i clan non prevedono: «Togliti da questa storia». È la crepa che si apre nell'invincibilità ostentata sui social dalle giovani leve della mafia barese, ma che davanti al sangue di un figlio si sgretola in un «consiglio da mamma», come dice la donna.

«Ora è andata bene, la prossima volta te ne vai al cimitero.

Io ne sono convinta, ed io a piangere al cimitero non ci voglio venire».

A chiederlo al figlio è la mamma di Gabriele Muserra, gambizzato la notte del 14 aprile vicino a casa sua, in via Dante, nel cuore del quartiere Libertà di Bari.

Un agguato avvenuto pochi giorni dopo quello che aveva portato al ferimento di Antonello Sinibaldi, eseguito con le stesse modalità, il 9 aprile, davanti ad una gaming hall in viale della Repubblica, nel rione Carrassi.