Dieci anni fa si guardavano in cagnesco, al punto che la loro presenza non era più gradita in Val di Susa. Gli anarchici che oggi ingrossano le fila del Blocco Nero, erede diretto dei Black Bloc che fino agli inizi degli Anni Duemila furono protagonisti di guerriglie urbane in varie città, sono tornati invece ora a battere i sentieri che conducono ai cantieri della Torino-Lione e li hanno presi d'assalto. Ad accompagnarli gli antagonisti marxisti, vicini a loro solo per l'anticapitalismo e l'antifascismo. Si è così rinsaldata l'alleanza tra gli anarchici e gli autonomi, questi ultimi da sempre legati al movimento No Tav.

Gli attacchi ai cantieri di sabato, in particolare a quello di Chiomonte, più che un ritorno segnano la conferma di quanto già visto il 31 gennaio scorso a Torino, durante le violenze scoppiate in occasione dello sgombero del centro sociale Askatasuna: anche in quel caso i due schieramenti erano uniti contro le forze dell'ordine. Se per chi indaga sugli assalti è indubbio che la regia di Askatasuna ci sia stata, altrettanto certo è che gli anarchici abbiano avuto un ruolo di primo piano, rimarginando così una frattura nata quando i libertari insurrezionalisti volevano portare avanti la lotta contro il Tav attraverso il sabotaggio. L'area più movimentista, che vinse, optava invece per manifestazioni che coinvolgessero la popolazione valsusina, senza escludere azioni contro quelli che vengono chiamati "fortini". Gli autonomi sulla lotta all'Alta Velocità hanno investito molto, pagando questa scelta in termini di arresti e di processi, ma allo stesso tempo trovando in Val di Susa una comunità che li ha accolti e non si è mai dissociata dalle loro azioni. Proprio a causa della repressione molti leader antagonisti del movimento No Tav, almeno ufficialmente, sono spariti di scena e il numero degli attivisti è diminuito notevolmente rispetto al passato. Il nuovo Blocco Nero non ha invece leader. Al suo interno ci sono italiani, ma anche molti stranieri, in particolare francesi, vista la vicinanza. I compiti durante gli assalti sono prestabiliti: c'è chi abbatte le reti e chi, con gli ombrelli, oscura la visuale dei droni delle forze dell'ordine. C'è chi spara razzi con mortai artigianali e chi lancia pietre. Ma il livello dello scontro ha subito un'impennata: sabato infatti sono state utilizzate numerose molotov e altri dispositivi incendiari, come non si vedeva da tempo. A differenza del passato, all'interno del Blocco Nero c'è anche chi scatta fotografie, che vengono poi pubblicate sui social, unica rivendicazione di quanto viene fatto. Il movimento No Tav, invece, continua ad avere portavoce, utilizza i comunicati e le conferenze stampa.