Il commissario tecnico designato dai due dirigenti azzurri era stato di fatto bruciato in 48 ore, secondo la posizione della Figc, dai suoi legami con la società di scommesse russa Fonbet e con l'oligarca Sergey Lomakin, presidente del suo club agli Emirati. Pirlo aveva tentato di spegnere le polemiche con un post su Instagram, spiegando che si trattava di un contratto "esclusivamente di natura commerciale e sportiva", ma non era bastato. Malagò, che pure lo scorso 20 luglio aveva detto che "sul nuovo ct non c'è nessuno scontro" e aveva ribadito la "condivisione totale" con Maldini e Leonardo, si era trovato a gestire un caso (apparentemente) politico in cui il direttore tecnico - uomo di calcio e di campo, non abituato ai corridoi della federazione - non aveva né gli strumenti né la voglia di muoversi. L'aut aut era arrivato presto: o Pirlo, o qualcun altro al posto dei neo-direttori. Maldini, secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, aveva respinto i nomi di Mancini e Conte che Malagò aveva provato a rimettere sul tavolo, ritenendoli incompatibili con il progetto a lungo termine che aveva in testa. Un progetto per cui aveva accettato di tornare, e senza il quale non aveva senso restare. Tanto da lasciare campo a qualcun altro: sempre secondo la rosea, tra i nomi in pole c’è Giorgio Chiellini (a cui si potrebbe affiancare Conte), attuale Chief club affairs officer della Juventus.La cronistoria degli ultimi giorni racconta come un'estate di lavoro si sia sgretolata rapidamente. Il 17 luglio Maldini e Leonardo erano andati a Barcellona a incontrare Guardiola. Il 24 luglio, nella notte, il no di Pep: motivazioni personali, soprattutto familiari, nulla di economico. In poche ore la scelta era caduta su Pirlo, e l'accordo sembrava a un passo. Poi il vento è girato. Prima Malagò nel pomeriggio di oggi ai giornalisti aveva risposto alle sferzate personali di Abodi (“Bisogna vedere chi ha fatto la brutta figura”) sulla vicenda Pirlo. Poi su Maldini e Leonardo aveva preferito il silenzio, dribblando le domande e, fisicamente, gli stessi giornalisti che chiedevano conto (“Non ho nulla da dichiarare, ho l'assemblea di Lega tra cinque minuti”). Ora si riparte da zero, anche se il presidente Figc continua a rispondere che una decisione sul ct “arriverà subito”. L'Italia si ritrova senza commissario tecnico, senza direttore tecnico, senza advisor, con un Consiglio Federale convocato per domani, 28 luglio, che cambierà completamente forma e peso. Quella semina che doveva portare a una condivisione totale, per ora, ha prodotto solo polvere.