Bruciore, pizzicore, sensazione di sabbia negli occhi, vista che si appanna e, paradossalmente, anche lacrimazione abbondante. L’occhio secco è una condizione molto più complessa di quanto il nome lasci immaginare e può incidere profondamente sulla qualità della vita. Non riguarda solo chi passa molte ore davanti al computer, ma anche chi è in menopausa, soffre di allergie, assume alcuni farmaci o si è sottoposto a un intervento di cataratta o di chirurgia refrattiva. Negli ultimi anni la ricerca ha cambiato il modo di interpretare questa patologia: oggi sappiamo che, nella maggior parte dei casi, il problema non è semplicemente una ridotta produzione di lacrime, ma un’alterazione dell’intero film lacrimale e della superficie oculare. Per questo anche le terapie si sono evolute e possono essere molto più mirate rispetto al passato. A spiegare come riconoscerlo e quali trattamenti sono oggi disponibili è il professor Luigi Marino, oculista, presidente della International Dry Eye Academy (IDEA) e direttore dell’Istituto Europeo Occhio Secco, esperto d’eccellenza nella diagnosi e nella cura delle patologie della superficie oculare.

Che cos’è l’occhio secco e perché spesso non dipende da una semplice carenza di lacrime?