MILANO. Dopo Expo 2015 e le Olimpiadi invernali del 2026, Milano guarda a una nuova sfida internazionale: candidarsi a ospitare un futuro hub delle Nazioni Unite dedicato alla governance etica dell'intelligenza artificiale. L'idea è contenuta in un policy paper presentato da AmCham Italy, la Camera di commercio americana in Italia, che punta ad avviare un percorso istituzionale affinché il governo italiano faccia propria la candidatura e la porti ai tavoli internazionali. La proposta nasce da un interrogativo di fondo: dove prenderà forma l'infrastruttura internazionale chiamata a governare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale? Per Simone Crolla, managing director di AmCham Italy, «la domanda non è più se servirà un'infrastruttura globale per governare l'AI, ma dove nascerà». Da questo punto di vista, aggiunge, «Milano ha titoli unici», grazie a un ecosistema che riunisce università, centri di ricerca, imprese innovative e una forte vocazione internazionale. Nel corso della presentazione, Crolla ha ricordato come il capoluogo lombardo possa contare su un sistema che comprende Politecnico, Statale, Bicocca, Bocconi, Human Technopole, Istituto Mario Negri e Cnr, oltre a essere «la città più americana d'Italia e il punto di gravità della manifattura europea». Per questo, sostiene, Milano «parla tutte le lingue necessarie» per mediare «tra Silicon Valley e Bruxelles, tra Washington e Pechino». Il progetto, almeno per ora, resta una proposta. «Non spetta a noi trasformarla in decisione – ha spiegato Crolla – ma ci auguriamo che la politica, e in primo luogo il governo, vorrà raccoglierla». Un primo sostegno è arrivato dal presidente della Commissione Finanze del Senato, Massimo Garavaglia, che ha annunciato l'intenzione di portare l'iniziativa all'attenzione dell'esecutivo. «Porterò questa proposta a livello governativo», ha dichiarato, affinché Palazzo Chigi possa valutarne l'adozione. Il suo monito riguarda l'iper-regolamentazione: “Troppe regole ci tagliano fuori dal mercato”, ha spiegato parlando della necessità di equilibrio tra innovazione e norme. Anche Regione Lombardia guarda con interesse alla candidatura. Il sottosegretario alle Relazioni internazionali ed europee, Raffaele Cattaneo, ha definito l'ipotesi tutt'altro che irrealistica: «Milano e la Lombardia hanno sempre saputo raccogliere sfide ambiziose, dall'Expo alle Olimpiadi, fino alla competizione per l'Ema: per questo non considero fuori scala l'idea di ospitare sul nostro territorio un hub internazionale per la governance etica dell'intelligenza artificiale». Secondo Cattaneo, il tema etico è ormai «intrinseco a ogni algoritmo» e proprio per questo «la politica non può abdicare al proprio ruolo: è compito delle istituzioni, a partire dai territori, presidiare questo cambiamento a tutela di cittadini e imprese». Quanto al Comune di Milano, il capo di gabinetto del sindaco Beppe Sala, Filippo Barberis, ha tracciato il perimetro di una strategia concreta e dai tempi rapidi: «Entro settembre bisogna fare le prime verifiche per capire se c'è un interesse da parte dell'ONU. Poi, bisogna avviare una collaborazione trasversale tra istituzioni, da noi fino all'Ue, senza distinzioni di colore politico, per mettere giù una proposta davvero competitiva». Anche per AmCham la partita si gioca adesso. Il policy paper sostiene che il sistema ONU stia entrando nella fase di costruzione della governance dell'intelligenza artificiale e che l'Italia debba muoversi subito per candidare Milano. Per questo indica cinque passaggi operativi: creare una cabina di regia nazionale guidata dal governo, predisporre un dossier internazionale di candidatura, avviare un'azione diplomatica con ONU e principali partner internazionali, rafforzare il posizionamento di Milano come polo dell'innovazione responsabile e costruire una rete di sostegno internazionale tra università, imprese, think tank e organizzazioni impegnate sull'intelligenza artificiale.