Karim Mezran, direttore della North Africa Initiative dell’Atlantic Council e tra i massimi esperti internazionali di Libia, analizza con Formiche.net la crisi del Paese, denunciando il fallimento della transizione politica e le crescenti ingerenze esterne. Secondo Mezran, il Piano Boulos rischia di imporre un accordo privo di consenso interno, alimentando nuove tensioni e compromettendo ulteriormente le prospettive di una stabilizzazione democratica
La popolazione soffre molto la mancanza di una governance legittima e attiva per il bene della collettività. Per cui il crescente malcontento si riversa quasi interamente sulla élite al potere sia a Est – dove da Benghazi domina con il pugno di ferro ed una repressione costante da parte della famiglia del capo miliziano Khalifa Haftar – che a Ovest, dove in una condizione di grande frammentazione di ogni autorità civile e militare governa quello che avrebbe dovuto essere un governo di transizione breve e determinato, il Gnu, Governo di Unità Nazionale, presieduto da Abdelhamid Dabaiba, businessmen misuratino che dal 2021 disattende il mandato onusiano per cui era stato eletto (proclamare elezioni libere in tutto il Paese). Karim Mezran decano degli esperti di Libia nel mondo, director della North Africa Initiative dell’Atlantic Council, descrive così la condizione del Paese nordafricano con cui l’Italia ha maggiore aggancio geopolitico e geoeconomico.








