Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiQualcosa si muove in Libia, al punto da ipotizzare che il quadrante sudoccidentale del paese possa sfuggire al controllo del maresciallo Khalifa Haftar. Lui e i suoi figli – specie Saddam, a capo delle forze di terra dell’Esercito Nazionale Libico (Enl) – hanno in pugno le briglie della regione; in particolare, i giacimenti petroliferi di Sharara ed El Feel. Ma l’area è una polveriera e il controllo sul posto del ras di Bengasi si basa su un reticolo di alleanze con bande locali, più che sulla supremazia di un esercito.

Da sempre, la zona è attraversata da scontri tra fazioni teoricamente sodali. A febbraio 2025, Qatrun e Sebha sono state teatro di pesanti combattimenti tra il comando generale di Haftar e la 128ª brigata, guidata da Hassan al Zadma della tribù araba Awlad Suleiman, affiancata da fazioni tebu guidate dal ciadiano Saleh Abdelkarim Habré. Push che hanno visto l’impiego di droni ed elicotteri e che dimostrano come Bengasi debba ricorrere alla forza per sottomettere milizie restìe a cedere armi e territori.

Di più. Il sudovest della Libia è un corridoio cruciale: collega il Sahel al Mediterraneo e il Sudan al Sahel. L’area è infestata da fazioni armate ciadiane e sudanesi (inclusi i ribelli del Darfur) che fanno da mercenari lungo il confine: un limes attraversato da rotte di contrabbando d’armi, droga, oro e migranti. Saddam Haftar sta conducendo in loco operazioni per ripulire la zona, ma il suo attivismo paga dazio: le comunità a cavallo della frontiera, i tebu e i tuareg, considerano la militarizzazione una minaccia esistenziale alla loro autonomia ed economia. Il nodo è il petrolio. Il giacimento di Sharara, nel Fezzan, è il più grande del paese; Haftar lo blocca regolarmente per usarlo come leva di ricatto contro il governo tripolino, l’Ue, l’Italia stessa. Il gioco è pericoloso: ogni stop dell’impianto causa blackout, carenza di carburante e assenza di servizi alla popolazione locale che, esasperata, sfida le autorità militari. Morale: Haftar ha retto il controllo del teatro solo per via dei fragili equilibri tra tribù e dell’assenza di un attore alternativo.