La proposta
Luca D'Alessio
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E’ una riflessione. Intorno ad una vicenda sulla quale da un po’ di giorni ci si confronta e si parla anche animatamente. Un modo per poter contribuire al dibattito intorno alla nota vicenda del 28 aprile 2021, quando due uomini armati di pistola e coltello fecero irruzione nella gioielleria di Mario Roggero a Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo. I malviventi, dopo una violenta colluttazione ed aver usato violenza e minaccia nei confronti della moglie e della figlia, si diedero alla fuga con annesso bottino. Roggero, con rabbia istintiva, prese la sua 38 special a tamburo, uscì dalla gioielleria, inseguì i rapinatori e aprendo fuoco ne uccise due. Ogni immagine venne catturata dalle telecamere di sicurezza presenti in strada. Successivamente, poi si scoprirà che la pistola che impugnava uno dei tre era un’arma giocattolo. Al di là del dibattito che oggi tiene banco tra l’opinione pubblica, la fredda valutazione giuridica non lascia alcun dubbio.
Mario Roggero risulta aver commesso un duplice omicidio. E’ un brutto fatto di cronaca. Delicatissimo nel giudicare i fatti, perché il Roggero è lo stesso gioielliere che ha subito diverse volte episodi di rapina come quest’ultimo. Ma quando si imbraccia un’arma e si inseguono due uomini in strada sparandoli alle spalle, non si può parlare di difesa legittima. Il gesto è più assimilabile ad un’esecuzione. Questo è il ragionamento che uno Stato di diritto deve necessariamente propinare. Bene. Nulla quaestio. Ma una domanda dobbiamo pur farcela. Lo Stato di diritto di cui parliamo è sempre lo stesso quando nei suoi doveri deve assicurare la protezione e l’incolumità dei suoi cittadini e dei suoi imprenditori? Intendiamoci, nessuna polemica si vuole aprire. Ma è nella normalità di uno Stato di diritto veder il Roggero essere oggetto di più rapine ed insanguinato in volto quando fu aggredito? Assolutamente non si vuole giustificare il gesto che ha compiuto. Nella maniera più netta ed assoluta. Ma è possibile che il nostro Stato di diritto si sia trasformato in uno stato d’animo di ansia rabbiosa? Nessuno vuole giudicare la pena inflitta al gioielliere Roggero. Bisogna e dobbiamo rispettare il lavoro dei magistrati e le sentenze. Ed allo stesso modo bisogna e dobbiamo rispettare il nostro Capo dello Stato, al quale il nostro ordinamento conferisce la prerogativa della grazia. Non bisogna tirare per la giacchetta il Presidente della Repubblica. Mai. Rispetto massimo. Ma una ipotesi di grazia parziale per Mario Roggero, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi, potrebbe considerarsi un possibile punto di equilibrio tra le ragioni del diritto e le istanze umane e sociali? I motivi principali per cui la riduzione della pena rappresenta una soluzione efficace sono diversi. Compatibilità con i benefici penitenziari.













