L'€conomista

Beatrice Telesio Di Toritto

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La crescita irlandese ha aperto una sfida che riguarda da vicino anche l’Italia: trasformare la forza di un sistema economico in nuova capacità industriale. Dublino è riuscita ad attirare capitali, multinazionali e alcuni dei maggiori protagonisti mondiali della tecnologia e della ricerca, ma ora deve accompagnare questa espansione con nuove infrastrutture energetiche e di trasporto, servizi sanitari e competenze produttive. È qui che il rapporto con l’Italia può superare il perimetro tradizionale degli scambi commerciali. Roma dispone di una manifattura articolata, di imprese specializzate e di un patrimonio di conoscenze industriali che risponde a molte delle necessità irlandesi; soffre però la frammentazione del proprio tessuto produttivo, che rende più difficile per le aziende minori accedere ai mercati esteri e ai grandi circuiti internazionali dell’innovazione. La complementarità è evidente: l’Irlanda ha bisogno di accompagnare la propria crescita con nuove infrastrutture e competenze produttive, l’Italia di canali capaci di portare le sue Pmi dove si concentrano capitali, tecnologia e ricerca.

È su questo equilibrio che si fonda il memorandum d’intesa firmato a Villa Spada, residenza dell’ambasciatrice d’Irlanda a Roma, da Ibec, Unioncamere e Assocamerestero, con il coinvolgimento della Camera di Commercio Italiana in Irlanda. Il percorso ha preso avvio nel marzo 2025, in occasione della visita in Irlanda del viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini, e mette oggi in relazione il sistema camerale italiano con un’organizzazione, Ibec, che rappresenta oltre 1.800 imprese, comprese numerose multinazionali. Più che un accordo di promozione commerciale, l’intesa prova dunque a costruire un’infrastruttura di accesso al mercato: informazioni, formazione, ricerca di partner e assistenza operativa per aziende che spesso possiedono prodotti competitivi, ma non le dimensioni necessarie per affrontare da sole un processo di internazionalizzazione. Il nuovo scenario geopolitico rende questa funzione ancora più rilevante. Come osserva Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere «le piccole e medie imprese italiane guardano con grande interesse ai mercati geograficamente più vicini», mentre instabilità e tensioni internazionali rendono più difficile raggiungere destinazioni lontane. L’Irlanda offre la stabilità del mercato unico e, allo stesso tempo, un’economia fortemente proiettata sui flussi globali. Non si tratta, però, soltanto di vendere meglio il Made in Italy.